Sicurezza
Boscaiolo perde la vita travolto da un albero
Afrim Feka tagliava una pianta al Bagnolo che si è incastrata e poi è precipitata I compagni hanno dovuto accendere un fuoco per farsi trovare dall’elisoccorso
ROCCASTRADA. Afrim Feka ha trovato la morte poco prima di mezzogiorno, con il sole quasi a picco sulla piana dell’Omone, Bagnolo per intenderci. Di lì a poco avrebbero smesso di rombare le motoseghe. Sulla dinamica dell’incidente al momento fanno fede le testimonianze di alcuni boscaioli che tagliavano insieme alla vittima. Pare che un imponente tronco d’albero, una volta segato, abbia incontrato la resistenza di altri rami, cambiando direzione di caduta.
Forse a ingannare l’esperto taglialegna è stata la traiettoria della pianta, viziata dalla resistenza delle fronde circostanti, forse è rimasto abbagliato dal sole. Fatto sta che il rombo della motosega e il fragore del legno che si spezzava hanno coperto le grida dei compagni e l’uomo è rimasto schiacciato sotto il pesante tronco.
Eppure Feka, 49 anni, kosovaro di Pristina ma ormai italiano a tutti gli effetti, il suo mestiere lo sapeva fare, tanto che da operaio semplice aveva fondato una ditta tutta sua. Conosceva le regole sulla sicurezza e le norme da rispettare, apprese attraverso i corsi della Fai-Cisl. Non solo.
In quei boschi sterminati che uniscono come una cerniera le province di Grosseto e Siena, poco distante dal torrente Gretano, Afrim aveva lavorato tante volte. «Fare il boscaiolo è un mestiere che richiede esperienza, un lavoro a volte rischioso. Bisogna sempre tenere l’attenzione alta». Afrim lo sapeva bene e lo ripeteva spesso anche a coloro che lo affiancavano.
La pianta che lo ha travolto si trovava a due passi da un cippo di confine tra i comuni di Roccastrada e Civitella, a pochi chilometri in linea d’aria dal campo base del cantiere per i lavori di raddoppio della Grosseto - Siena. Un luogo non facile da raggiungere. La gravità della situazione è apparsa subito evidente a tutti. Per facilitare i soccorsi l’imprenditore kosovaro è stato liberato dalla pianta e trasportato in un luogo accessibile, servendosi di una ruspa. Qui è stato anche acceso un fuoco per rendere più semplice l’arrivo dei soccorritori.
In realtà Afrim Feka sarebbe morto sul colpo e il medico del 118, una volta giunto sul posto con l’elicottero Pegaso (poco dopo le 12), altro non ha potuto fare che constatare il decesso e prendere atto, insieme al maresciallo dei carabinieri della stazione di Civitella, dei racconti dei colleghi sconvolti, in lacrime.
Nel luogo dell’incidente, localizzato con estrema difficoltà, anche i vigili del fuoco e i tecnici della Prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro della Asl 9. Feka stava lavorando per la Tenuta di Bagnolo un’azienda agrituristico venatoria della zona, proprietaria del bosco. La mansione era quella sistemare un’area impervia, di difficile accesso. Da qui la necessità – evidenziata in modo concorde da tutti i testimoni – di spostare il corpo dello sfortunato boscaiolo fino alla piana dove poi sono giunti i soccorsi (purtroppo inutili) e le forze dell’ordine.
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