Non vota Enrico Rossi, il civatiano Santini “punito” dal Pd
Grosseto, la direzione del partito avvia il procedimento disciplinare dopo l’annuncio della scelta disgiunta
GROSSETO. Procedimento disciplinare, in casa Pd, a Grosseto, nei confronti dell’esponente civatiano Andrea Santini che in direzione provinciale il 9 aprile annunciò, tra le altre cose, il voto disgiunto alle regionali da parte della sua area politica che, dunque, avrebbe votato il Pd, ma non il candidato alla presidenza Enrico Rossi.
Questa e altre affermazioni hanno convinto il presidente della direzione provinciale Franco Ulivieri, e anche secondo il presidente della commissione di garanzia, Roberto Daviddi, a firmare un esposto contro Andrea Santini, contestandogli, in sostanza, la violazione del codice etico e dello statuto del partito.
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Durante la direzione del 9 aprile, secondo l’esposto, Santini avrebbe lasciato tutti sconcertati e amareggiati per avere parlato con «livore e rozzezza dei modi e delle affermazioni – si legge nel documento – contro tutto e contro tutti, contro il nostro partito».
Le accuse sono precise: l’aver detto di non riconoscersi nella candidatura di Rossi e, a domanda esplicita dell’assessore regionale Anna Rita Bramerini, l’aver precisato che avrebbe votato per il candidato presidente della lista di sinistra; e poi l’accusa di aver affermato di non riconoscersi nelle quattro candidature del Pd di Grosseto e quella di aver contestato il numero legale dei presenti alla direzione.
Santini, però, non ci sta a sentir definire il suo intervento «esclusivamente distruttivo». Dice di essersi limitato a far osservare il fatto che si sia arrivati alla selezione delle candidature senza utilizzare lo strumento delle primarie, che avrebbe garantito una più ampia partecipazione – come era stato deliberato all’unanimità a livello regionale – rispetto alla sola raccolta delle firme.
Conferma inoltre, Santini, la posizione sua e dei civatiani contrari alla candidatura di Rossi, ma respinge invece l'accusa di aver contestato, nel merito, le quattro candidature locali. «Ho detto anzi – spiega che sulle candidature in sé non avevo nulla da dire, ma che si sarebbe potuti arrivare a esprimerle in una modalità diversa rispetto alla raccolta delle firme».
Sulla questione del numero legale, Santini afferma ancora che in quella riunione non ci sarebbe stata la maggioranza qualificata richiesta per approvare le liste, ma dice anche di avere detto che lui non avrebbe mai sollevato la questione. Da ultimo, poi, Santini contesta anche che chi ha firmato l’esposto nei suoi confronti sia anche chi sarà chiamato a giudicare la sua posizione.
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