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Grosseto

Quelli che son sospesi... Biliotti attacca Lamioni

Quelli che son sospesi... Biliotti attacca Lamioni

Il segretario comunale del Pd sul presidente Cciaa: «Non si dimette e va al voto con il paracadute e la struttura a disposizione: le associazioni che dicono?»

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GROSSETO. Saimo Biliotti le chiama «candidature con la molla di richiamo». Sono quelli che non si dimettono ma si sospendono. L’ultimo caso, che fa discutere in città, tra le imprese e le associazioni di categoria, è quello di Gianni Lamioni. A mettere il dito nella piaga, ieri, non è stato un esponente qualsiasi del Pd, ma il segretario comunale Saimo Biliotti, cresciuto nel mondo delle imprese e notoriamente parco di dichiarazioni: «La scelta di Gianni Lamioni di candidarsi a presidente della Regione nell’ambito del centrodestra, alla guida di una lista civica _ attacca Biliotti _ sembra quasi il lancio della candidatura a sindaco per il 2016. Un’operazione senza dubbio legittima. Assume invece un significato non etico che questa scelta, oggi per la Regione e domani per il Comune, coincida con la sua permanenza alla presidenza del mondo di rappresentanza dell’impresa come la Camera di commercio grossetana. Non solo. Ancora più singolare è il fatto che la candidatura alla Regione rappresenti una sorta di prova generale per comporre il centrodestra l’anno prossimo a Grosseto. L’interesse per il governo della Toscana appare infatti secondario».

Ma Biliotti lancia anche altre bordate: «La verità è che il presidente di Confartigianato ha accolto questa sfida con la rete di protezione, con il solito paracadute della presidenza Cciaa, che gli serve per arrivare a quella data con un ruolo, un’indennità e una struttura a disposizione. E tutto questo a prescindere dalla volontà di molte imprese maremmane che finanziano quell’Ente e che non hanno certo delegato il presidente a fare il candidato di uno schieramento politico. O meglio non lo hanno fatto quelle che pensano solo a fare impresa. Mi aspetto quindi che dal fronte delle categorie economiche si faccia largo una qualche opinione in merito, invece dell’assoluto silenzio che ho registrato fino a oggi».

Tra coloro che hanno scelto la sospensione anziché dimettersi viene annoverata da alcuni anche il segretario del Pd Barbara Pinzuti (l’accusa è stata formulata di recente dal leader dei renziani Marco Simiani). Si trattava in questo caso di una questione di opportunità, non di un obbligo.

Infine il caso di Laura Lambardi, insegnante con incarico di segretaria provinciale della Flc Cgil. Il suo impegno da candidata con la lista del Sì – Toscana a Sinistra non è piaciuta nel sindacato. Anche lei ha deciso di prendersi una pausa, ma non di lasciare il ruolo. (g.b.)

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