Italia
Un altro attacco di predatori, pecore sgozzate e allevatori infuriati
Allarme per tutta la filiera: "Ormai sono tutti ibridi, che si aspetta a toglierli di mezzo?"
MANCIANO. Ennesimo attacco di predatori nella campagna di Manciano. A Lasconi, nell’azienda di Carlo Santarelli e Roberta Vannetti, un’azienda a conduzione familiare, lavora anche Eugenio, il figlio della coppia, che a 28 anni ha scelto di seguire l’arte della pastorizia.
«E ha un bel coraggio - commenta Carlo Santarelli che è anche il direttore del caseificio di Manciano - Ci stanno mettendo nella situazione, qui in provincia, di chiudere azienda dopo azienda, e un giovane che ha questo coraggio ci sarebbe da premiarlo. Invece non va così. Tutti fanno orecchie da mercante. Lo sterminio delle nostre pecore è quotidiano e intollerabile. Le aziende sono al collasso. Il latte scarseggia e lo dico coi numeri alla mano. 25% in meno l’anno scorso e altri 20% in meno quest’anno. Ci facciamo pure il pecorino dop con quel latte lì. Noi, come azienda, andiamo all’Expo coi prodotti non di nicchia, come dicono, ma in via di estinzione. Si pensi che sono 100.000 i capi in provincia di Grosseto, in meno, negli ultimi 10 anni».
Santarelli spiega che ormai siamo al disastro: «Un vicino - racconta - ci ha avvertito che nel gregge c’era un animale. Era già giorno pieno e vicino al gregge c’erano i cani da guardia. Mio figlio è corso, si è precipitato, lo ha visto, ha urlato, ma ormai era andata. Una pecora sgozzata e morta, una azzannata e una dispersa. Il predatore si è allontanato, ma di certo starà poco a tornare, non ha mica paura dei cani. Sono tutti ibridi, ormai. Di lupi non ce n’è più uno puro. Per cui non si capisce perchè gli ibridi non possono essere tolti di mezzo. Non sono cani da tenere al canile, non sono lupi da proteggere. Non sono in via di estinzione perché si riproducono a tempo di record. Perché non si catturano, allora, o non si selezionano? Le istituzioni non vogliono comprendere il problema. Non si rendono conto che non sono solo le pecore, ma è tutta la filiera a essere compromessa. A noi non interessano i risarcimenti. Non servono a nulla, perché il problema resta lì, intatto, e nessuno se ne cura. Io - spiega Santarelli - ho il polso della situazione. Dei 300 soci del caseificio non ce ne è uno che non abbia subito attacchi. Accade tutti i giorni e gli allevatori sono stanchi e scoraggiati. E poi questa grande contraddizione. Esibire nella mostra internazionale milanese le nostre eccellenze casearie e sapere che quelle eccellenze sono, loro sì, in via di estinzione».
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