Sicurezza
Troppi controlli al bar «Lasciateci lavorare»
I proprietari del locale chiedono un incontro alle istituzioni di Porto S. Stefano Carabinieri e Siae sono intervenuti di sabato sera quando c’era il pienone
PORTO SANTO STEFANO. «Chiediamo ufficialmente e pubblicamente un incontro con il sindaco di Monte Argentario, Arturo Cerulli, con l'assessore al turismo, l'assessore al commercio e con il comandante dei carabinieri di Porto Santo Stefano». La richiesta, pubblica, arriva da Simona e Stefano, titolari del bar Jolly di Porto Santo Stefano dopo un controllo che i carabinieri hanno effettuato nel loro locale alle 23 di sabato 25 aprile con molta probabilità dopo un esposto fatto alle forze dell'ordine. «Noi chiediamo solo di lavorare – dice Simona - e per cercare di dare meno fastidio possibile al vicinato abbiamo trasformato il nostro locale in una “spizzicheria” dove si possono consumare, pizza, carne e altri cibi. Siamo in regola con i permessi, non capiamo perché diamo tanto fastidio». Simona racconta che quello di sabato non è l'unico controllo ricevuto dal locale. «Anche lo scorso anno, l'8 marzo, ricevemmo il controllo dell'Arpat per l'inquinamento acustico. Ovvio che quella era una sera particolare e mandare un controllo proprio quella sera non è del tutto normale». La titolare sottolinea però come durante i controlli effettuati in passato non siano mai state riscontrate delle irregolarità. Adesso il bar si è trasformato, i titolari hanno fatto degli investimenti ma sembra che qualcuno non sia del tutto contento dei tavoli che il bar ha messo sulla scalinata davanti al locale. Questo lo deducono perché i carabinieri, sabato, hanno fatto delle misurazioni proprio all'esterno del bar. «Siamo un paese che vive di turismo, come pretendiamo che i turisti rimangano a Porto Santo Stefano e vangano qui dai paesi limitrofi se poi non possono venire in un locale e, fra le altre cose, nemmeno accendersi una sigaretta?». E' successo anche questo dato che Stefano, titolare con la moglie del Jolly, è stato incontrato da una signora che abita vicino che ha chiesto all'uomo di non far fumare gli avventori nei tavoli fuori perché l'odore di fumo arriva alle sue finestre. «Vogliamo rispettare le regole ma soprattutto vorremmo che ci fosse un minino di tolleranza». Simona e Stefano sono rimasti poi basiti dal modo in cui è avvenuto il controllo. «Non diciamo di non controllare ma forse un altro momento e non di sabato sera, con il locale pieno, sarebbe stato preferibile. Due auto dei carabinieri con i lampeggianti, 5 militari, un responsabile della Siae, carabinieri che chiedono documenti a chi è presente nel locale non è il massimo. In un altro momento poi avremmo potuto anche offrire maggiore disponibilità, con un locale pieno è stato più difficile. Adesso - conclude Simona – aspettiamo il verbale del controllo, nel frattempo chiediamo un incontro offrendo tutta la nostra disponibilità. Noi chiediamo solo una cosa, di poter lavorare».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
