Il Tirreno

Grosseto

La Diocesi vuole 250.000 euro dal Comune per il campo da calcio

Gabriele Baldanzi
Il campo da calcio di Roccatederighi
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Il campo da calcio di Roccatederighi

Nuovo atto del braccio di ferro in tribunale, che va avanti da oltre 25 anni, per l’esproprio del terreno a Roccatederighi

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ROCCATEDERIGHI. Una storia infinita, un braccio di ferro che sarebbe piaciuto a Guareschi: da una parte Peppone sindaco, dall’altra don Camillo. A Roccastrada il Comune e la Diocesi sono in guerra da oltre 25 anni. Sul tavolo balla la marmellata, denaro sonante. Oltre 250 mila euro che la Chiesa pretende come risarcimento (e interessi) dalla municipalità, colpevole di aver individuato ed espropriato un terreno in località San Martino, a Roccatederighi, per realizzarvi il nuovo stadio, proprio accanto al vecchio campo sportivo, quello invece realizzato negli anni Sessanta dal compianto don Rocco Angelucci.

La cronistoria di questo contenzioso - che oggi è ancora aperto, davanti al Tar, con il rischio concreto per il Comune di Roccastrada di dover sborsare una cifra enorme - l’abbiamo ricostruita nel dettaglio. Rappresenta un antefatto indispensabile per capire come siamo arrivati a questo punto. Nel 1989 il sindaco del Comune di Roccastrada Giancarlo Innocenti emanò un decreto per l’occupazione d’urgenza (finalizzata all’esproprio) di un terreno destinato ad ospitare il nuovo campo di calcio di Roccatederighi con spogliatoi e tribune a uso pubblico, poi effettivamente realizzato e oggi conosciuto come stadio “Cecchi Gori”, la casa dell’Alta Maremma. Cinque anni dopo, nel 1994, l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero di Grosseto citò in giudizio il Comune di Roccastrada di fronte alla Corte di Appello di Firenze per chiedere, in relazione ai terreni occupati nel 1989, la determinazione di un’indennità di espropriazione.

Il terreno venne valutato quasi mezzo miliardo di lire e l’indennità fissata a 150 milioni tondi, una cifra subito contestata dall’amministrazione. Nel duemila la storia subisce una prima svolta. Arriva infatti una seconda sentenza della Corte d’Appello di Firenze, con la quale si dichiara inammissibile il ricorso dell’Idsc per la determinazione dell’indennità di esproprio.

«La Diocesi – scrivono i giudici – deve semmai chiedere un risarcimento danno per illegittimo operato da parte del Comune», e avviare quindi un nuovo iter giudiziario.

Come non detto… Nel 2001 la partita si sposta davanti al Tar Toscana.

L’Istituto diocesano per il sostentamento del clero cita di nuovo il Comune di Roccastrada accusandolo di «trasformazione irreversibile di un proprio bene» e chiedendo 273 milioni di lire di risarcimento danni, più gli interessi nel frattempo maturati. Ma anche stavolta la Chiesa trova il muro della giurisprudenza a sbarrarle la strada. Niente ingiunzione, ricorso inammissibile.

Siamo arrivati intanto al 2005. Nello stesso anno viene proposto appello al Consiglio di Stato contro questa decisione del Tar. Qualche settimana fa – a dieci anni di distanza – la doccia fredda per il Comune di Roccastrada: il Consiglio di Stato annullato la sentenza del Tar del 2005 e rimette le parti dinanzi alla corte di primo grado.

Resta in piedi, d’altra parte, il risarcimento da illegittima occupazione e la corresponsione dell’indennità di occupazione per ciascun anno dal 1989 a oggi. Una cifra che nel frattempo è lievitata intorno ai 250 mila euro. L’udienza è fissata per il prossimo 10 giugno.

Nel palazzo di Corso Roma c’è preoccupazione. Come legale, per difendere gli interessi del Comune di Roccastrada, è stata scelta l’avvocato Germana Parlapiano.

Per la cronaca una situazione analoga, ancora in sospeso, esiste anche a Torniella, dove il Comune di Roccastrada è in causa da tanti anni con i Francescani per l’esproprio di un terreno anche qui adibito a campo di calcio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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