Attenzione
L’orto del convento rivive con antichi semi ritrovati
Selva (Santa Fiora), il terreno è circa un ettaro ed era abbandonato da tempo I volontari lo hanno dissodato e se ne prendono cura con metodi di una volta
SANTA FIORA. L’orto abbandonato dell’antico convento della Selva rifiorisce. I maghi della rinascita sono quelli della Compagnia dell’orto, una quindicina di volontari selvaioli che una sera, al locale di ritrovo del circolino hanno avuto l’idea di lavorare di gomito e coi mezzi a disposizione, trattori, decespugliatori, zappe e vanghe, per dissodare l’orto, di quasi un ettaro, del convento della Santissima Trinità, oggi disabitato.
«Sarebbe stato davvero un gran peccato non riuscire a realizzare questa idea. Si tratta di un orto bellissimo, che serviva, nei secoli scorsi, le necessità di uno dei più grandi e potenti conventi dell’Amiata – spiega Luciano Tortelli, una delle anime dell’iniziativa – e così ci siamo dati da fare per riportarlo agli antichi splendori. Siamo una quindicina, ognuno ci mette del suo, come può. Chi la macchina, chi le braccia, chi i semi».
A proposito di semi da piantare, alcuni sono stati ritrovati nei vecchi magazzini del convento, altri recuperati presso dei contadini del posto. Si tratta di vecchie sementi che i 15 volontari si piccano di coltivare con i metodi di una volta, prendendo l’acqua dalla sorgente del convento, la leggendaria “fonte del Papa” che annaffierà le 2300 piante di cipolle già messe a dimora e le quattro specie di piante di fagioli anch’esse sistemate nella loro sede. «Vi abbiamo piantato anche molti girasoli – aggiunge Tortelli – per dare colore e luce e vi sono molti alberi da frutto che recupereremo certamente, anch’esse storiche».
I volontari stanno ripristinando anche il muro di cinta mezzo crollato. «È in costruzione – spiega Tortelli – col materiale fornito dall’amministrazione comunale e con il nostro lavoro. Abbiamo ripulito anche il chiosco interno e d’ora in avanti cureremo tutta questa parte, agricola, diciamo. Coi prodotti dell’orto faremo, poi, iniziative a carattere sociale, da decidere, comunque».
Il gruppo dei selvaioli è un gruppo di volontari non nuovi a prendere iniziative per tenere Selva in ordine e proporla come una frazione viva e appetibile anche ai turisti. Infatti, alcuni anni fa, furono loro a pensare di prendere la testa del drago che – dice la leggenda – fu ucciso nel 1400 dal conte Guido Sforza e a conservarla in una teca di cristallo e ferro. Oggi la test è esposta nella cappella di Santo Stefano adiacente alla chiesa principale di Selva. E furono ancora loro a premere affinchè fosse restaurata la chiesa del convento.
«Sul restauro di questa splendida chiesetta – ricorda Luciano Tortelli – ho combattuto insieme a tutta la comunità, battaglie e battaglie, fino a un eccellente risultato, con un’inaugurazione in grande stile, avvenuta il 25 agosto 2013. Nella chiesa, che è tornata alla bellezza primitiva riportammo anche gli antichissimi confessionali e ora, tirata a lucido, è meta di molti fedeli e visitatori. Speriamo che anche con l’iniziativa dell’orto sia lo stesso e contiamo con quei prodotti o i loro proventi di farci manifestazioni sociali per Selva».
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