Auto fuori strada, muore nel fosso a ventisette anni
Il corpo di Mattia Ferrigno, ex calciatore, recuperato dopo tredici ore in un canale nella zona di Ponte Tura
GROSSETO. Il rumore dell’acqua del canale era diverso dal solito, ieri mattina. Il tenente colonnello dell’Aeronautica Augusto Lucarelli era appena uscito di casa, nella campagna di San Martino alle porte di Grosseto, a un passo dal fiume Ombrone. Si è avvicinato al ponte e ha visto baluginare nell’acqua una lastra biancastra. «Lì per lì ho pensato fosse una lavatrice buttata da qualcuno», racconta. Ma da quella “lavatrice” spuntava l’antenna di un’autoradio. Non c’era nessuna lavatrice, nell’acqua. Quella era una macchina e dentro c’era il cadavere di un giovane uomo.
In un attimo, come pezzi di un puzzle che finalmente tornano al loro posto, il quadro si è ricomposto: il polverone alzato da una macchina sulla quella stradina sterrata il pomeriggio precedente, i cani che a un tratto avevano cominciato ad abbaiare senza prendere fiato, un frammento di plastica trovato in prossimità della curva che conduce al ponticino, appena prima dell’ingresso della fattoria, l’erba schiacciata sotto il passaggio degli pneumatici all'uscita della curva.
Quell’auto, nel canale, ci era finita con ogni probabilità tredici ore prima trascinando in una morte assurda, quanto al momento inspiegabile, Mattia Ferrigno.
Ventisette anni, di Baccinello, Mattia è stato ritrovato ieri mattina dentro la sua Ford bianca, vecchio modello, incastrata nel canale scolmatore San Martino, un tratto del fosso Beveraggio che un tempo alimentava la vicina centrale Enel e che oggi è usato per irrigare.
Il canale scorre parallelo tra l’argine dell’Ombrone e una strada sterrata, via Ponte Tura, che collega la Scansanese alla fattoria Ponte Tura, un complesso dove si trovano una quindicina di appartamenti, a cui si accede da un ponticino. Una strada, insomma, utilizzata solo dagli inquilini della fattoria, sebbene ben visibile dall’argine dell'Ombrone, dove i grossetani abitualmente vanno a correre.
Nessuno, però, si è accorto di niente. Solo una donna che abita nella fattoria, sabato intorno alle 17.30, ha visto sollevarsi un gran polverone lungo quella strada ma sul momento non ha dato importanza all’episodio. La zona è tornata subito tranquilla: il canale, realizzato in cemento a forma di imbuto e profondo circa due metri e mezzo, era pieno d'acqua.
«Ripensandoci, ieri pomeriggio abbiamo sentito un grande abbaiare dei cani», raccontavano ieri mattina gli abitanti della zona, accorsi dopo aver visto la carovana di auto della polizia e il camion dei vigili del fuoco.
Nessuno poteva immaginare che in quegli attimi si stava consumando una tragedia. Dovranno passare tredici ore prima che qualcuno faccia caso a quell’auto e al suo passeggero: troppo tardi per cercare di prestargli soccorso.
Solo poco prima delle 7 di ieri mattina Lucarelli si è accorto dell’auto nel canale, bloccata a valle del ponte, all’altezza di un ciliegio, e ha dato l’allarme. «Era proprio lì sotto», indica.
Secondo una prima ricostruzione della polizia stradale – intervenuta insieme ai vigili del fuoco e alle volanti e alla scientifica della polizia di Stato – Mattia avrebbe percorso tutta via Ponte Tura, provenendo dalla Scansanese e diretto alla fattoria ma, alla fine, invece di girare a destra e proseguire sul ponticino, è andato dritto, finendo fuori strada e precipitando nel canale, a monte del ponte. Tracce di pneumatici ieri mattina erano erano ben visibili sull’erba e una donna che vive nella fattoria ha trovato un pezzo di plastica. «I soliti incivili», ha pensato e lo ha buttato nei vicini cassonetti della spazzatura, dove poi è stato recuperato dalla polizia.
Intanto l’auto era stata trascinata alcuni metri a valle dalla corrente, era passata sotto il ponte e si era fermata sotto il ciliegio, immersa nell’acqua e pressoché invisibile.
Ieri mattina i vigili del fuoco hanno impiegato oltre quattro ore per recuperarla. Il Consorzio bonifica ha dovuto chiudere la cataratta del canale e far defluire l’acqua. L’auto, a quel punto, è scivolata fino alla chiusa, alcune decine di metri più a valle, e qui è stata imbracata dai sommozzatori dei vigili del fuoco e portata a secco con una grossa gru verso le 11.30, sotto gli occhi increduli degli abitanti della zona e di chi era sull’argine a correre.
Mattia è stato trovato al suo posto, con le mani ancora sul volante, un particolare che fa pensare che non abbia nemmeno tentato di liberarsi. I finestrini erano aperti e così il portellone, dettagli sui quali indagano gli investigatori.
Nel pomeriggio di ieri a Baccinello si era diffusa la voce che sul suo corpo sarebbe stata trovata una ferita non compatibile con la dinamica dell’incidente. Al Tirreno gli investigatori però smentiscono. Solo l’autopsia, che sarà fatta oggi all’ospedale di Grosseto – nel cui obitorio è stata portata la salma – stabilirà come è morto Mattia. Al momento l’ipotesi più attendibile è che sia morto per annegamento.
Resta da capire cosa lo abbia portato in quella strada, che è senza uscita e conduce solo alla fattoria Ponte Tura. E perché sia finito fuori strada. Un malore? Una distrazione? Presto per dirlo. Da una prima ipotesi degli investigatori sembra che Mattia abbia fatto tutto da solo. Le indagini, coordinate dalla Procura, sono affidate alla polizia stradale.
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