Sicurezza
Puntone, allarme per i dragaggi
Gli ambientalisti chiedono garanzie a Provincia e guardia costiera sulla regolarità dell’intervento
SCARLINO. Il macchinario di fronte alla Fiumara che materiali butta in mare? La domanda arriva dall'ambientalista follonichese Ubaldo Giardelli che, notando l'attività della draga in questione, l'ha rivolta ieri mattina al responsabile della capitaneria di porto di Follonica. Un esposto nel quale partendo dalla presenza di un bocchettone posizionato di fronte allo specchio di acqua del piccolo porticciolo del Puntone, che da tempo butta fanghi e limo dragati dal canale, si chiede se questa pratica sia regolare per legge e se chi gestisce tale attività sia in possesso di tutti i permessi necessari, visto che il materiale gettato nel golfo non pare essere stato controllato.
«Sono mesi – spiega Giardelli – che continuano a buttare fanghi limacciosi e viste le correnti e il moto ondoso il tutto va poi a finire sulla spiaggia (quella tra i campeggi e il porto) dove già anni fa si formarono dei cumuli di materiale non proprio consono ad un litorale. Tra l'altro in alcuni punti il mare è di colore marrone, si sono create delle piccole secche vicino al bagnasciuga e l'odore non è dei migliori. Non credo che sia positivo per il turismo. Così sono andato all'ufficio circondariale marittimo di Follonica per segnalare la situazione: ho parlato con il comandante che, gentilissimo, mi ha spiegato che il loro compito è quello di verificare che non ci siano pericoli per la navigazione in entrata e uscita dal porto e che le autorizzazioni per i lavori di escavo, dragaggio dell'alveo della Fiumara e dello smaltimento dei materiali ricavati sono di competenza della Provincia di Grosseto che, sentita Arpat, responsabile delle analisi chimico-fisiche-batteriologiche sul limo-sedimento-fango, dà l'autorizzazione ad immetterlo direttamente in mare o in altro posto a seconda dei risultati».
Da qui la decisione di continuare a chiedere spiegazioni sia appunto all'ente provinciale che all'agenzia per la protezione ambientale. «Spero che non ci diano le solite risposte accomodanti – ribatte un altro ambientalista locale, Antonino Vella – il sindaco dice di aver dato l'autorizzazione su parere dell'Arpat, l'Arpat dice di aver fatto le analisi dei fanghi e del limo e che tutto è in regola, dal momento che reimmettono nel solito sito ciò che viene rimosso per cui non c'è spostamento di materiali. Ovviamente l'Arpat dimentica, non sa o fa finta di non sapere, che il fango rimosso non rimane fermo dove viene sparato e, oltre a distribuirsi lungo tutto il litorale con i venti di levante e di scirocco, quando la corrente gira con il grecale o la tramontana ed il fondale viene sconvolto con il maestrale ed il libeccio, su tutta la zona fino a Cala Violina si estende una coltre di fango tipo borotalco. Ovviamente l'acqua diventa di un colore opalescente-brunastro, la luce solare non filtra oltre il mezzo metro ed il banco di posidonia oceanica, pianta protetta alla stessa stregua delle stelle alpine, del pungitopo, dell'agrifoglio e altro ancora, muore per asfissia e mancanza di luce solare».
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