Il dolore
Falsi incidenti, altri 51 indagati
Chiuso il secondo filone investigativo dell'operazione Pandora sulla presunta truffa alle assicurazioni
GROSSETO. E' arrivato a conclusione anche il secondo filone delle indagini di “Pandora” - la presunta truffa ai danni delle compagnie assicuratrici - il nome in codice scelto dalla polizia stradale per indicare di aver scoperto un vaso pieno di illeciti, quasi senza fine. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio per il primo filone (“Studio verde”, 56 indagati - udienza preliminare il 12 giugno), ecco il fine indagini per il secondo.
Sono 51 gli indagati adesso raggiunti dal cosidetto 415 bis E per alcuni di loro – come nel primo filone - c'è anche la pesante accusa di associazione per delinquere, in atto tra il 2008 e il 2010. Anzi, ci sarebbe stato – secondo i pm Pizza e Nassi – un organigramma ben preciso, con tanto di ruoli individuabili. Il dominus, il capo, sarebbe stato Gaetano Mammoliti, già conosciuto agli uffici giudiziari, insieme all'avvocato Antonio Senatore.
Gli stessi Mammoliti e Senatore nonché l'ortopedico Giuseppe Retali sarebbero stati i costitutori dell'associazione. Mammoliti poi avrebbe avuto anche il ruolo di organizzatore e di promotore. Tutti e tre, infine, avrebbero avuto anche la veste di soci. Dice l’avvocato Senatore, indagato insieme alla figlia Benedetta (incidente inesistente): «Dimostrerò che sono totalmente estraneo alle accuse».
Le modalità non sono diverse da quelle individuate per il primo troncone: cambiano nomi, cambiano circostanze, cambiano date, cambiano luoghi. Ma il modus operandi ritenuto illecito è il medesimo. E ricorrono anche in questo filone molti degli stessi nomi del primo. Professionisti, imprenditori, medici che avrebbero fatto carte false per poter permettere a semplici cittadini di ottenere il risarcimento per incidenti che non erano andati proprio come erano stati descritti (oppure per i quali i certificati erano stati chiesti non nell'immediatezza), se non proprio inesistenti. Falso, appunto, e truffa (riuscita o tentata - importi da poche centinaia di euro fino a 15mila euro) ai danni di una decina di compagnie assicuratrici, alcune delle quali avevano avuto sospetti e avevano avvertito la polizia stradale.
L'organizzazione avrebbe provveduto a inviare finti incidentati al pronto soccorso, suggerendo le patologie da lamentare. Finti perché gli incidenti non sarebbero mai avvenuti. E due coppie avrebbero coinvolto anche i figli minorenni nelle false dichiarazioni e nelle relative pratiche assicurative. L'organizzazione avrebbe anche procurato “testimoni simulati”. Ci sarebbe stato anche un falso infortunato. E uno studio fisioterapico avrebbe fatturato una prestazione mai eseguita. In un caso, uno degli indagati aveva lamentato una caduta dalle scale quando invece si sarebbe procurato da solo una lesione, dando un calcio all'auto.
Tutto ciò sarebbe avvenuto, secondo la Procura, nella piena consapevolezza delle tre persone ritenute ai vertici come degli altri indagati.
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