Il Tirreno

Grosseto

Processo Da Ponte: parla l'imprenditrice che investì 110.000 euro

Pierluigi Sposato
Paola Brancaccio con il suo avvocato all'uscita del tribunale (foto Bf)
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Paola Brancaccio con il suo avvocato all'uscita del tribunale (foto Bf)

Grosseto, Paola Brancaccio si accorse solo dopo che i certificati erano falsi

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GROSSETO. L’investimento per la sua società, non lo fece. Ma, incontro dopo l’altro, si convinse che era una buona opportunità, «visto che venivano proposti interessi del 10-12 per cento» e decise di affidare 110mila euro del suo conto a Robert Moore, alias Da Ponte.

Paola Brancaccio, 47 anni, imprenditrice del settore energetico, era entrato nel giro di conoscenze «tramite il Senato» (un particolare riferito in modo generico che solleva prima la curiosità e poi l’irritazione del pm), tramite Piergiorgio Bassi, consulente, con la cui società Pgb era stato stipulato un contratto di consulenza da 10-15 mila euro all’anno. È il mondo delle “lobby” che attraversa le stanze più alte delle istituzioni. Brancaccio parla di Stella Terziantz («mi illustrò la storia della famiglia Rotschild, fu lei a presentarmi Da Ponte»), di Alfredo Tortorici. Riferisce i suoi viaggi da Genova, dove abita, a Zurigo, dove ha sede la banca, di colloqui con la Falcon Bank che non portarono a nulla. «No, il finanziamento per la mia società non andò a buon fine. Ma quando tornai a Genova feci un bonifico da 110mila euro, dal mio conto personale, destinato a uno studio legale inglese che mi era stato indicato». Perché le era stato prospettato un investimento immobiliare che avrebbe dovuto aver luogo in Montenegro; o in alternativa uno a Londra. «Feci comunque un investimento libero».

Ma in mano non stringeva niente: «Mi fu dato all’aeroporto, a Zurigo, un certificato. Poi Stella tempo dopo me ne detto un altro, credevo fosse una copia. Invece mi accorsi molto dopo che riportavano due numeri diversi». Quando se ne accorse? chiede il pm: «Quando mi chiamò Bassi e mi disse che Da Ponte era sparito. Chiamai la Falcon e lì erano disperati. Lessi gli articoli di giornale, feci denuncia, gli originali dei certificati li hanno i miei avvocati. Bassi mi disse anche che Nathan Rotschild gli riferì che quei certificati non esistevano affatto».

All’avvocato Risaliti, difensore di Bassi, preme avere qualche particolare in più: «Nel contratto, Bassi si impegnava in pubbliche relazioni - precisa Brancaccio - E sì, quando mi avvertì che Da Ponte era fuggito aveva un tono preoccupato». L’imprenditrice era stata con Bassi a Zurigo nel febbraio 2012, ma lo conosceva dall’inizio del 2011.

 

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