Il Tirreno

Grosseto

Minacce all’appuntato: a giudizio

di Pierluigi Sposato

È accusato anche di aver rovinato la sua auto con l’acido. Sullo sfondo un presunto tradimento

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ORBETELLO. Chi è stato a sverniciare l'auto dell'appuntato con l'acido, lasciandogli la scritta "scemo" sul cofano? E chi è stato a mandargli una lettera anonima minatoria (con tanto di foto di un proiettile)? E' stato forse l'ex fidanzato di una conoscente dell'appuntato? Probabile, secondo la Procura, che ha citato a giudizio per danneggiamenti e minacce un uomo di Capalbio, oggi 42 anni. Questi avrebbe agito, come emerge dalle prime testimonianze in aula, perché avrebbe letto dei messaggi che la sua ex aveva scambiato con il militare. E avrebbe voluto vendicarsi, ritenendosi amareggiato, se non proprio tradito.

Ma la responsabilità dell'uomo in questa vicenda di "corna" lamentate - tra l'altro negate decisamente dal sottufficiale («Signor giudice, io ho moglie e un figlio, non ho avuto alcun rapporto se non di amicizia») - sono tutte da dimostrare. A completare il quadro dovranno contribuire altre testimonianze: quella della ex fidanzata dell'imputato e quella della moglie dell'appuntato, citate per la prossima udienza, prima che il giudice Stramenga emetta la sentenza.

La vicenda aveva comunque creato agitazione. E non solo nel sottufficiale e nella sua famiglia, come precisato dall'uomo al difensore di parte civile Tortelli. Perché una lettera di quel tenore fu inviata anche al comando Compagnia. Perché ci furono intercettazioni. Perché la Procura dispose una perquisizione a casa dell'ex fidanzato, con incarico alla polizia postale di effettuare un esame del contenuto di due personal computer e di una pen drive. In quest'ultima furono trovate bozze di lettere d'amore che, in astratto, potevano far pensare ai carabinieri a un collegamento tra gli episodi e l'indagato:a che lì c'era la parola "scemo".

Il tutto risale al 2011. Vandalismo e lettera si susseguirono a pochi giorni di distanza, a maggio. «Come hai perso l'auto perdi anche la famiglia, so che hai una relazione…» era grosso modo il contenuto della lettera. Che si annunciava anche come "ultimo avviso" e che si chiudeva con l'avvertimento "6 morto". E poi il proiettile. «Con la lettera capii che c'era il collegamento con l'auto - ha detto l'appuntato rispondendo alle domande del pm onorario Bonasera - e che proprio quell'uomo ne poteva essere il collegamento. Sì, con lui ci avevo parlato in precedenza, nel dicembre 2010. Ma la relazione che lui sosteneva esserci non c'era mai stata, sia chiaro». La denuncia era partita contro ignoti, poi lei aveva fatto il nome di quell'uomo: perché? chiede il difensore, l'avvocato Gori. «Per quel riferimento al presunto amante» risponde il carabiniere. Danneggiamenti e furti ne aveva in effetti subiti anche in passato, ma altrove: «Mi avevano rigato l'auto e rubato la gomma: ma al centro commerciale, non sotot casa, ed erano state danneggiate tante altre auto".

In aula anche il maresciallo che seguì le indagini che si orientarono subito verso Capalbio e il luogotenente che raccolse il racconto dell'imputato («mi cercò lui») e ne fece oggetto di un'annotazione di servizio («mi disse che aveva letto messaggi sul cellulare della ex provenienti dall'appuntato»).

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