La manifestazione
Decapitata la statua della Madonnina
E' accaduto in via Talassese nel centro storico aldobrandesco, era ospitata in un’edicola
ARCIDOSSO. Atto vandalico (o forse sacrilego?) ad Arcidosso, in via Talassese nel centro storico aldobrandesco. È stata infatti decapitata una “Madonnina” ospitata in un’edicola davanti al palazzo Giovannini, in una piazzetta di proprietà privata, come risulta da una lapide in marmo apposta nel muro.
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Oggi la proprietà è di Alessandro Bramerini, di Arcidosso che è stato avvertito da alcune persone che la Madonnina era stata “decapitata”. Si tratta di una targa rettangolare in alto e bassorilevo di centimetri 40 per 30, policroma di color giallo arancio, verde, blu cobalto, bruno di manganese. La Madonnina è sistemata in un’elegante edicola di peperino, sovrastata dallo stemma dei Giovannini, che porta impresso anche il compasso caratteristico della famiglia, sempre in peperino. La Madonna indossa un manto blu e una veste decorata con motivi floreali in giallo e con piccole foglie verdi e puntini bruni e violetti. Poggia su una mezzaluna e su un serpente verde che schiaccia sotto i piedi. Si pensa che sia una delle tante varianti dell’Immacolata concezione, anche se altri vorrebbero che la statuina rappresentasse la Santa Maria Maddalena. Una targa devozionale presumibilmente sei-settecentesca a cui la popolazione mostra particolare devozione, tanto che vi sono sempre ceri e lumi e fiori davanti all’edicola.
Adesso la Madonnina non ha più la testa: «Mi hanno avvertito alcuni residenti - racconta - che la testa non c’era più. Ho pensato, su due piedi, che avessero cercato di strapparla dal suo posto e non avendocela fatta, visto che è murata, avessero rotto la testa. Ma mi è passato anche in mente che avessero voluto profanarla. Coi tempi che corrono non si può sapere». Per fortuna la testa è stata ritrovata in un vaso da fiori che era sotto l’edicola e adesso Bramerini contatterà la soprintendenza per capire come agire per poterla far restaurare: «È un manufatto prezioso, di valore storico e importante anche come luogo devozionale - afferma Bramerini - perché infatti racconta la storia di una famiglia, quella dei Giovannini, che è stata fondamentale per Arcidosso; ma la targa votiva è anche un’espressione simbolica di un territorio che veniva letteralmente “marcato” con segnali devozionali, araldici, emblematici. Il linguaggio di questa targa è semplice, come quello delle altre numerose che costellano i nostri paesi e le unità poderali. Questa è forse del 1600 o del 1700 e proprio come espressione della cultura popolare e di strada, sono prese di mira da antiquari e collezionisti». Il commento di Bramerini rispecchia decisamente la realtà, tanto che in vari paesi le madonnine vengono rubate e le edicole restano vuote, come è successo qualche anno fa nel centro storico di Castel del Piano.
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