Il Tirreno

Grosseto

arcidosso

Decapitata la statua della Madonnina

Fiora Bonelli
La Madonnina decapitata
◗
La Madonnina decapitata

E' accaduto in via Talassese nel centro storico aldobrandesco, era ospitata in un’edicola

2 MINUTI DI LETTURA





ARCIDOSSO. Atto vandalico (o forse sacrilego?) ad Arcidosso, in via Talassese nel centro storico aldobrandesco. È stata infatti decapitata una “Madonnina” ospitata in un’edicola davanti al palazzo Giovannini, in una piazzetta di proprietà privata, come risulta da una lapide in marmo apposta nel muro.

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.11285603:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.11285603:1652056404/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Oggi la proprietà è di Alessandro Bramerini, di Arcidosso che è stato avvertito da alcune persone che la Madonnina era stata “decapitata”. Si tratta di una targa rettangolare in alto e bassorilevo di centimetri 40 per 30, policroma di color giallo arancio, verde, blu cobalto, bruno di manganese. La Madonnina è sistemata in un’elegante edicola di peperino, sovrastata dallo stemma dei Giovannini, che porta impresso anche il compasso caratteristico della famiglia, sempre in peperino. La Madonna indossa un manto blu e una veste decorata con motivi floreali in giallo e con piccole foglie verdi e puntini bruni e violetti. Poggia su una mezzaluna e su un serpente verde che schiaccia sotto i piedi. Si pensa che sia una delle tante varianti dell’Immacolata concezione, anche se altri vorrebbero che la statuina rappresentasse la Santa Maria Maddalena. Una targa devozionale presumibilmente sei-settecentesca a cui la popolazione mostra particolare devozione, tanto che vi sono sempre ceri e lumi e fiori davanti all’edicola.

Adesso la Madonnina non ha più la testa: «Mi hanno avvertito alcuni residenti - racconta - che la testa non c’era più. Ho pensato, su due piedi, che avessero cercato di strapparla dal suo posto e non avendocela fatta, visto che è murata, avessero rotto la testa. Ma mi è passato anche in mente che avessero voluto profanarla. Coi tempi che corrono non si può sapere». Per fortuna la testa è stata ritrovata in un vaso da fiori che era sotto l’edicola e adesso Bramerini contatterà la soprintendenza per capire come agire per poterla far restaurare: «È un manufatto prezioso, di valore storico e importante anche come luogo devozionale - afferma Bramerini - perché infatti racconta la storia di una famiglia, quella dei Giovannini, che è stata fondamentale per Arcidosso; ma la targa votiva è anche un’espressione simbolica di un territorio che veniva letteralmente “marcato” con segnali devozionali, araldici, emblematici. Il linguaggio di questa targa è semplice, come quello delle altre numerose che costellano i nostri paesi e le unità poderali. Questa è forse del 1600 o del 1700 e proprio come espressione della cultura popolare e di strada, sono prese di mira da antiquari e collezionisti». Il commento di Bramerini rispecchia decisamente la realtà, tanto che in vari paesi le madonnine vengono rubate e le edicole restano vuote, come è successo qualche anno fa nel centro storico di Castel del Piano.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze