Il dolore
A Follonica anche qualche fischio
Gruppetto contesta Matteo che replica: «Quattro sfigati con le bandiere rosse»
FOLLONICA. Matteo Salvini lascia la Maremma con una ventina di contestatori che gli urlano «buffone», «fascista» e quant’altro. Lo avevano atteso senza farsi notare davanti al Casello idraulico di Follonica, tenendo le bandiere rosse arrotolate e ben nascoste, aspettando il momento in cui avrebbe preso la parola. Ma non hanno resistito e la contestazione è iniziata prima, quando a parlare era ancora il candidato leghista a governatore, Claudio Borghi.
«Siamo noi quelli dalla parte dei lavoratori», si sgola il milanese naturalizzato toscano. La provenienza di Borghi verrà tirata in ballo anche da Giovanni Lamioni, suo concorrente grossetano per Area Popolare: «Salvini conosce così bene la Toscana che per avere un candidato ha dovuto importarlo» scrive su twitter a fine pomeriggio, chiudendo il cerchio delle contestazioni al leader leghista.
Ma prima torniamo a Follonica. «Fascista, fascista», gli urlano quelli con le bandiere rosse, gli striscioni e il cartello “Maremma desalvinizzata”. «Siete tenerissimi» risponde sarcastico il segretario del Carroccio appena salito sul palco davanti a un giardino gremito di simpatizzanti. «Facciamo un applauso a questi quattro sfigati con la bandiera rossa» dice Salvini. Tripudio dei simpatizzanti, bordata di fischi dei contestatori. «Facciamogli un applauso perché per un pomeriggio hanno deciso di uscire all’aperto anziché starsene davanti ai videogiochi».
Intanto Leonardo Marras, candidato al consiglio regionale per il Pd, nota via facebook che non indossa più la felpa biancorossa con scritto “Grosseto”. E non resiste: «La Maremma è una terra libera e accoglie anche Salvini. Tuttavia non sopportiamo certi eccessi. Come la felpa. Nessuno gli ha detto che in primavera inoltrata è caldo a Grosseto?».
L’ex presidente della Provincia attacca su tutti i fronti, ma soprattutto su quello delle migrazioni. «La nostra è una civiltà rurale, il risultato dell’incontro di mille “razze”, da sempre» dice Marras, invitando a prendere spunto dalla Maremma per quel che riguarda l’accoglienza. «Dunque, benvenuto anche a Salvini – conclude - Domani, tanto, è da un’altra parte con un’altra felpa». Anche Lamioni consiglia a Salvini ci imparare qualcosa in più sul territorio. Ma anche sulla storia. Il leghista tirato fuori infatti più volte il binomio 25 aprile e 24 maggio, spiegando che anche la seconda è una data da festeggiare in quanto molti «nonni e bisnonni hanno combattuto sul Piave». E Lamioni lo corregge: «Il 24 maggio è la data dell’entrata dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale, non la battaglia sul Piave. Anche tu laureato come Bossi».
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