Il Tirreno

Grosseto

Applausi e contestazioni per Salvini a Follonica

Alfredo Faetti
Uno dei cartelli esposti da un gruppettio di follonichesi contro il segretario della Lega
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Uno dei cartelli esposti da un gruppettio di follonichesi contro il segretario della Lega

Tanti fan nel Golfo, ma anche fischi e striscioni di sfottò. La replica del leader leghista: "Quattro sfigati con le bandiere rosse"

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FOLLONICA. Tanti fan, ma stavolta anche qualche contestazione: dopo la mattinata tutta sorrisi e selfie nel centro di Grosseto, il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini approda a Follonica. Una città dove il vento leghista ha cominciato a soffiare con largo anticipo sul boom del fenomeno Salvini, soprattutto intorno a una difficile convivenza tra una parte di popolazione e una piccola comunità rom.

Anche per questo in riva al Golfo lo sbarco di Salvini era stato preparato in maniera più "strutturata" che a Grosseto, e il risultato si è visto: almeno trecento persone per accogliere l'erede di Umberto Bossi. Ma con un imprevisto: una trentina di persone ha provato a far di nuovo battere il cuore della ex roccaforte rossa esponendo in faccia al leader leghista cartelli di sberleffo e non risparmiandogli fischi.

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Così una decina di minuti prima delle 17 davanti al giardino del Casello Idraulico di Follonica si è già riunita una piccola folla. Fa caldo, ma nessuno demorde e tutti restano in attesa. Ma proprio tutti: sia quelli con i fazzoletti verdi nel taschino della giacca, sia quelli che tengono ancora sdraiate in terra le bandiere rosse arrotolate. Poi Matteo Salvini arriva, scambia baci e abbracci e mentre si concede ai selfie con i suoi simpatizzanti il candidato a governatore Claudio Borghi inizia a parlare dal palco. Il giardino è gremito, ma dietro le teste fanno capolino le bandiere ora sciolte al poco vento del golfo. E inizia la contestazione. «Buffone, buffone» si sente da fuori al cancello. Appaiono anche degli striscioni e un cartello con scritto “Maremma desalvinizzata”. «Se c’è qualcuno dalla parte dei lavoratori siamo noi» si sgola Borghi dal palco.

È il momento di cedere la parola a Salvini e la folla, sia quella dentro che quella fuori, si scalda. «Facciamo un applauso a questi quattro sfigati con la bandiera rossa», dice il leghista. Tripudio dei simpatizzanti, bordata di fischi dei contestatori. «Facciamogli un applauso perché per un pomeriggio hanno deciso di uscire all’aperto anziché starsene davanti ai videogiochi: siete tenerissimi».

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«Fascista, fascista» rispondono da dietro gli striscioni. La discussione fa presto a finire sui rom, questione sempre aperta a Follonica. «Buuu» ululano gli oppositori e Salvini risponde prontamente «prendeteveli a casa vostra allora», riscuotendo la standing ovation dei presenti. La contestazione va avanti, questa volta con scambi di cori tra chi è dentro e chi è fuori, ricordando molto un clima da stadio. «Siamo di più, cantiamo più forte noi» dice Salvini a fine comizio. Poi si concede ad un ultimo giro di selfie prima di andarsene, come suggerito dalle forze dell’ordine, da un’uscita laterale. I manifestanti si affacciano anche da quel lato del Casello e riprendono: «buffone, buffone». Ma l’Alfa Romeo del segretario della Lega è già sparita.

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