Il Tirreno

Grosseto

Sei mesi per realizzare una nuova geotermia

di Francesca Ferri
Sei mesi per realizzare una nuova geotermia

Approvata all’unanimità una risoluzione parlamentare che impegna il governo Prevede controlli dell’Arpat, una mappa nazionale e autorizzazioni più veloci

4 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Una mappa delle zone del Paese potenzialmente sfruttabili, linee guida entro sei mesi, rilascio delle autorizzazioni per i progetti degli impianti. E ancora: prevedere, nelle Valutazioni di impatto ambientale, il rischio di inquinamento delle falde, la qualità dell’aria, l’induzione della microsismicità. E, infine, impegno ad accelerare i procedimenti autorizzativi, rivedere gli incentivi e coinvolgere le popolazioni locali.

Approvazione unanime. Importanti decisioni sulla geotermia sono state prese nei giorni scorsi in parlamento. L’ottava e la decima commissione (ambiente e attività produttive), composte da 51 parlamentari e riunite il 15 aprile, hanno approvato all’unanimità una risoluzione che impegna il governo da qui a sei mesi ad adottare alcuni provvedimenti che portano decisive novità nelle norme sull’attività geotermica.

Cinque risoluzioni, un testo. Quello approvato è il testo unificato nato da cinque risoluzioni presentate in modo trasversale (Braga del Pd, Abrignani di Fi-Pdl, Pellegrino di Sel, Segoni e Vallascas del M5s) e accoglie in parte le richieste degli ambientalisti, in parte quelle degli imprenditori.

La mappa. La prima richiesta dei 51 parlamentari al governo è di avviare le procedure di “zonazione”, cioè una mappa del territorio per le varie tipologie di impianti geotermici, individuando quelle potenzialmente sfruttabili in linea con gli orientamenti europei e la strategia energetica nazionale. La zonazione è chiesta da anni dagli ambientalisti secondo i quali non tutto il sottosuolo è adatto per essere traforato. In provincia di Grosseto, ad esempio, i comitati ritengono che estrarre il fluido geotermico dall’Amiata faccia fuoriuscire sostanze inquinanti e pericolose per la salute, che si trovano nella pancia dell’ex vulcano.

Acqua, aria, terremoti. Un’altra richiesta degli ambientalisti accolta in parlamento è l’emanazione di linee guida, ad oggi inesistenti, che individuino le aree idonee, senza il rischio che lo sfruttamento possa contaminare l’aria, le falde acquifere o possa indurre microterremoti. Toccherà ai ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico stabilire i criteri generali per rendere lo sfruttamento geotermico totalmente sicuro. Queste prescrizioni dovranno essere contenute anche nella Valutazione d’impatto ambientale.

Via alle autorizzazioni. Un risultato portato a casa dalle società che operano nel settore geotermico è quello per cui si è battuto Ignazio Abrignani, che ha espresso voto favorevole alla risoluzione solo dopo aver ottenuto la modifica del testo, introducendo un capitolo sulle autorizzazioni. La modifica prevede che una volta emanate le linee guida, il governo dovrà impegnarsi a rilasciare tutte le autorizzazioni per i progetti di impianti geotermici, compresi i procedimenti in corso, purché ovviamente rispettino le linee guida. La risoluzione chiede anche tempi più brevi per il rilascio delle autorizzazioni.

L’Arpat dovrà controllare. Tra le novità più importanti che questa risoluzione vuole introdurre nel settore della geotermia c’è quella che riguarda i controlli ambientali. Al momento sono le stesse società che gestiscono gli impianti a trasmettere alle Agenzie regionali per la protezione ambientale (in Toscana l’Arpat) i dati sulle emissioni. La risoluzione chiede invece che il sistema di controlli ambientali, anche per gli impianti esistenti, sia effettuato direttamente dall’Arpat a spese delle società titolari della concessione di sfruttamento geotermico, pena la sospensione della concessione. Il controllo dovrà verificare che le attività geotermiche «non incidano sul chimismo delle acque destinate al consumo umano», che le «altre matrici ambientali non risultino contaminate e che la microsismicità non aumenti significativamente». I risultati dovranno essere «divulgati al pubblico tempestivamente».

Incentivi e fidejussioni. La risoluzione affronta anche il tema degli incentivi garantiti al geotermico come fonte rinnovabile, un modo per stimolare le imprese a investire in un’energia pulita che però rischia di attirare anche chi ha poco interesse per l’ambiente e molto per il denaro. La risoluzione chiede che vengano rivisti i meccanismi per favorire gli impianti a basso impatto ambientale e, allo stesso tempo, per armonizzare i diversi regimi di incentivazione per gli impianti pilota (in capo al ministero) e per quelli ad autorizzazione regionale. Sempre per l’aspetto economico, la risoluzione chiede che al rilascio delle autorizzazioni le società stipulino una polizza fidejussoria a garanzia di eventuali danni all’ambiente, alla salute e alle attività produttive circostanti.

Sì alla bassa entalpia. Che l’attenzione dei parlamentari sia rivolta soprattutto ai piccoli impianti si legge tra le righe in tutta la risoluzione, ma c’è anche un capitolo dedicato, in cui si chiede di «favorire lo sviluppo della bassa entalpia», che sfruttano il calore a basse profondità «per l’importante contributo che può dare – si legge – alla riduzione del fabbisogno energetico del patrimonio edilizio italiano».

Coinvolgere chi è del posto. Infine un passo in avanti nel coinvolgimento delle amministrazioni e delle popolazioni locali nel processo decisionale «favorendo l’eventuale applicazione del principio di precauzione».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web