Un’assemblea sul futuro di Santa Rita
Gobbo (Comitato Val d’Orcia) lancia l’allarme sui rischi d’inquinamento di tutta la zona
CINIGIANO. «Diciotto anni fa, quando siamo venuti dal Nord Italia a Santa Rita, facendo un investimento di 10 milioni di euro, questa zona era fra le più incontaminate della Toscana. Adesso ci appare come un’area di speculazioni, dove le aziende aprono e chiudono in un batter d’occhio. Un paradiso minacciato. Ma noi continuiamo con la nostra filosofia che è quella di rispetto totale per la natura e l’ambiente». Con queste parole, Omero Gobbo, responsabile della gestione agraria e degli investimenti di Masi Agricola, la prestigiosa azienda che ha fatto la storia dei vigneti e dei vini nelle Venezie, e che è venuta ad investire in vigne e vini ai piedi di Montenero d’Orcia, torna sulla questione della salvaguardia di un territorio minacciato da molteplici nemici dell’ambiente.
Gobbo è anche capofila del Comitato per la salvaguardia della Val d’Orcia inferiore e da tempo in prima fila per stoppare pericoli di inquinamento: «Abbiamo – afferma Gobbo – 70 ettari di vigneto biologico qui a Santa Rita. E la nostra filosofia è la medesima che pratichiamo in Friuli, in Trentino, in Argentina. Massimo rispetto della natura. Non usiamo pesticidi, niente molecole sintetiche, e vogliamo continuare così». Con questo obiettivo il Comitato chiede all’amministrazione comunale di Cinigiano un’ assemblea pubblica per discutere coi cittadini del futuro del territorio di Borgo S.Rita: «Le ultime notizie che leggiamo sulla stampa ripropongono considerazioni e dubbi che come cittadini abbiamo avuto in questi anni da quanto è partita la realizzazione dell'area industriale ed artigianale. Doveva diventare la culla dei mestieri e della occupazione per i nostri abitanti, ma solo le imprese che hanno saputo rispondere a questi requisiti sono tuttora in piedi e rappresentano veramente una occasione per artigiani che hanno creduto ed operato seriamente. Ma le aree più complesse, quelle più miracolate dallo sviluppo senza regole e dagli aiuti politici ed economici ma senza serie prospettive, hanno lasciato ferite che ancora sono tuttora aperte e rappresentano il degrado di questo territorio», afferma Gobbo, il quale sottolinea l’impossibilità di convivenza fra Montenero, Santa Rita e Val d’Orcia inferiore con la geotermia, con i cattivi odori della struttura a biomasse di Camone, con il sospetto che vi siano anche sostanze inquinanti sotterrate.
«Impianti come quelli di Camone – afferma Gobbo – in Germania li stanno dismettendo. Errori fatti a Santa Rita in passato hanno portato alle conseguenze di oggi: ci domandiamo ancora come è possibile collocare in questo territorio che rappresenta la porta verso l'Amiata e la Val d'Orcia con colture di pregio, con paesaggi mozzafiato, con insediamenti agricoli e turistici di valore, una struttura come quella di Camone che oltre a svalutare il territorio e le strutture turistiche, in certi giorni rende invivibile tutta l’area per i fumi maleodoranti e qualche sversamento che non è di acqua potabile, oppure solo immaginare insediamenti geotermici come il progetto Gesto Montenero/Cinigiano. Ora si scopre che questo territorio ospita anche sostanze inquinanti sotterrate. Noi abbiamo fiducia che tutto questo si risolva. Siamo ben radicati in loco, abbiamo fiducia nella gente che vi risiede. Cari amministratori comunali, come Comitato ci siamo adoperati a suo tempo per evitare ulteriori insediamenti di inceneritori come quello del cogeneratore, ma ora vi domandiamo cosa farete per rimediare agli errori che sono stati fatti e evitare rischi ulteriori. Vi chiediamo di discutere con noi del futuro del territorio che abitiamo. E’ per questo che vi invitiamo a scoprire le vostre carte sul futuro del borgo di Santa Rita in un’ assemblea pubblica». (f.b.)
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