Attenzione
Sparatoria sulla Senese, nuovo specialista
Rito abbreviato con l’intervento di uno psicologo per l’agente imputato di omicidio colposo
GROSSETO. Rito abbreviato condizionato per il poliziotto di 48 anni che nella notte tra il 20 e il 21 giugno 2012 esplose un colpo di pistola che finì per uccidere Arito Canaj (o Halo Panajot), sulla Senese, a un posto di blocco. Un «comportamento colposo», secondo il sostituto procuratore Salvatore Ferraro, dal momento che l'agente avrebbe tenuto «la pistola in condizioni non sicure», cioè con il colpo in canna e il cane abbassato pronto per lo sparo.
Lo ha deciso il giudice dell’udienza preliminare Valeria Montesarchio, che ha accolto la richiesta del difensore, Marco Festelli. L’udienza si terrà a ottobre, la sentenza è prevista invece per novembre. Dunque si deciderà allo stato degli atti e in caso di condanna l’imputato potrà beneficiare dello sconto di un terzo. Ma quella della condanna è un’eventualità che il legale dell’agente - che quella notte era impegnato con i colleghi in un controllo antidroga (ed effettivamente sulla Golf venne trovato un carico di sostanza stupefacente) - respinge in modo categorico. E per dimostrare le buone ragioni del comportamento del suo assistito, ha depositato la relazione del proprio consulente, il dottor Kristian Talamonti, uno psicologo specializzato in situazioni di emergenza, tra l’altro consulente della Protezione civile. È proprio l’intervento dello specialista a determinare la «condizione» del rito, cioè un’aggiunta a quanto già raccolto in indagini e durante l’incidente probatorio. Cosa dice Talamonti? In sostanza che quando un individuo si trova in pericolo di vita imminente, ha una reazione psicomotoria, una reazione protettiva, a prescindere dal fatto che impugni un’arma (in questo caso la Beretta 92sb). Si verifica così un aumento della forza. E nelle situazioni di “doppia azione” dell’arma sono sufficienti appena 5 kg di forza per premere un grilletto (successivamente l’arma diventa automatica e agisce insingola azione). L’agente tiene sempre la pistola in “doppia azione”: lo ha certificato anche l’istruttore del poligono di Grosseto, di cui l’avvocato Festelli ha raccolto le dichiarazioni anch’esse entrate a far parte del fascicolo del giudice. Quella del «cane armato», ribadisce la difesa, è solo un’ipotesi del consulente balistico nominato dal gip, il dottor Sandro Lopez.
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