Sicurezza
Morta in ospedale a 28 anni, due medici a giudizio
I difensori sono pronti a contestare anche in dibattimento l’accusa della Procura «Non c’è unicità di vedute in letteratura clinica sulla cura dell’ipocalcemia»
GROSSETO. Sarà un dibattimento a stabilire se per la morte di Alessandra Nencini, 28 anni, avvenuta il 26 febbraio 2012 all’ospedale di Livorno, ci siano responsabilità di due medici grossetani che la ebbero in cura nelle ore trascorse all’ospedale Misericordia di Grosseto.
Lo ha deciso il giudice dell’udienza preliminare Valeria Montesarchio, accogliendo la richiesta del sostituto procuratore Salvatore Ferraro. La prima udienza del processo per omicidio colposo è stata fissata per il 23 novembre, davanti al giudice Gian Marco De Vincenzi. E sarà in quella sede che i medici Massimo Setti, in servizio al pronto soccorso, e Stefano Falini, in servizio nel reparto di rianimazione, continueranno a difendersi dalle accuse mosse della Procura, che aveva riaperto il caso inizialmente destinato all’archiviazione (sulla base della consulenza del medico legale nominato dalla Procura, il dottor Marco Benvenuti) dopo che la madre di Alessandra si era opposta. E la stessa madre era presente ieri all’udienza, durata una mezz’ora circa, assistita dall’avvocato Gabriella Sartiani che ha curato la costituzione di parte civile.
I due medici continueranno a difendersi (sono rispettivamente difesi dagli avvocati Silvia Falconi e Roberto Mangogna) anche e soprattutto sulla base delle argomentazioni cliniche offerte dagli stessi consulenti nominati dal gip in occasione dell’esumazione della salma di Alessandra, avvenuta nel 2013. Quella «severa ipocalcemia» doveva essere curata dai medici (inizialmente gli indagati erano 9) secondo l’accusa ma sono proprio le cure a essere oggetto di dibattito scientifico. In aula, durante l’incidente probatorio, il dottor Andrea De Gasperi, esperto in rianimazione (aveva affiancato i professori Emanuela Turillazzi e Felice Mucilli) lo aveva detto chiaramente, sottolineano i difensori degli imputati: «Non vi è unicità sulla necessità di correzione dell’ipocalcemia asintomatica». Esistono insomma argomentazioni contrarie. E una delle anomalie fatte presenti dalla difesa è che l’elettrocardiogramma fatta eseguire dal dottor Setti non aveva rilevato l’ipocalcemia come invece avrebbe dovuto. «Il calcio ionizzato basso non è secondo me la causa di morte - aveva aggiunto De Gasperi - È un evento, una situazione». Non solo: «Non posso dirlo e non me lo farà mai dire - aveva detto ancora parlando davanti al gip e alle parti - che il calcio corretto l’avrebbe salvata».
Dicono i difensori: «Non abbiamo proposto consulenze in questa occasione, lo faremo durante il dibattimento». Sarà, come sempre in questi casi, uno scontro tra perizie. La difesa ha come propri consulenti i dottori Roberto Martini e Roberto Madonna, la parte civile il professor Gian Aristide Norelli.
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