Il Tirreno

Grosseto

«Collantoni, richiesta esorbitante»

di Pierluigi Sposato
«Collantoni, richiesta esorbitante»

Argentariopoli: dopo la requisitoria, parlano alcuni difensori anticipando i contenuti dell’arringa

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MONTE ARGENTARIO. Le richieste del pm Stefano Pizza hanno stupito. Un mezzo terremoto quello scaturito dalla requisitoria al termine del processo Argentariopoli. Specialmente per chi, come l’architetto Angelo Collantoni, si è visto presentare un conto da 8 anni e 7 mesi.

«È una richiesta esorbitante», dice il suo difensore, Massimiliano Arcioni, cui il cronista chiede un commento. Il legale non ama fare dichiarazioni, ma in questo caso si sente quasi in dovere di dire qualcosa, anticipando in parte il momento dell’arringa: «Era atteso che sarebbe stata la richiesta più alta, visti i tanti capi di imputazione. Ma sarebbe una pena esorbitante quand’anche fossero accertate le eventuali responsabilità. D’altra parte, le conclusioni del pm sono anche tranquillizzanti perché generiche rispetto ai fatti contestati più gravi. E rispetto all’impostazione iniziale, quella di associazione per delinquere. A parte qualche elemento suggestivo, non mi pare che si siano elementi probatori tali da configurare l’esistenza dei reati per i quali è stata chiesta la condanna».

Secondo Arcioni, «Collantoni è diventato il parafulmine di questa vicenda. E faccio un esempio: dal 1991 al 2008 il Comune di Monte Argentario ha rilasciato 150 autorizzazioni per autorimesse interrate. Di queste, lo studio Collantoni ne ha realizzate 13, per ciascuna delle quali sono stati effettuati sopralluoghi e controlli da parte della polizia municipale: non mi risulta che ciò sia stato fatto anche per tutte le altre autorimesse».

Parla anche, sempre richiesto dal cronista, anche l’avvocato Bruno Leporatti, che difende Vincenzo Gabriele, Massimo Benedetti, Nazzareno Orsini, Arnaldo Galantino e Mauro Ghini: «Sulle richieste in sé non ho osservazioni. Mi è sembrata un po’ sommaria la requisitoria in sé. Ancorata a elementi di indagine che l’istruttoria dibattimentale ha smentito o ridimensionato, anche se questo lo deciderà il Tribunale. Anche la questione dei consulenti del pm non mi convince: le loro conclusioni valgono come quelle dei consulenti delle difese senza parlare del fatto che spesso loro sono sfociati in valutazioni giuridiche che spettano ad altri soggetti. Mi sono stupito poi che il pm non abbia affrontato le problematiche di diritto». Critiche anche alla giurisprudenza citata: «La sentenza 19081 del 2009 della terza sezione della Cassazione non è riferita al rilascio delle autorizzazioni ma al condono paesaggistico».

Altri avvocati preferiscono non intervenire in questa fase del processo, aspettano di parlare in aula e, caso mai, di commentare all’esito del processo. Anche perché alcuni attendono la memoria che il sostituto procuratore si è impegnato a depositare in cancelleria entro mercoledì prossimo; una memoria che è stata annunciata come molto più dettagliata rispetto all’esposizione di mercoledì, durata circa due ore e mezzo. Il pm aveva consegnato comunque una memoria con le richieste di condanna per 35 imputati e di assoluzione per altri sei.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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