Il Tirreno

Grosseto

TRIBUNALE

Ippodromo: «Foresterie vendute come case normali e fuori dalla legge»

Francesca Gori
Le foresterie dell'ippodromo dei Pini a Follonica
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Le foresterie dell'ippodromo dei Pini a Follonica

Parlano i primi testimoni al processo per l’impianto follonichese Al centro del dibattimento la convenzione tra Comune e Fcc

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FOLLONICA. Preliminari di vendita acquisiti, delibere della giunta comunale, convenzioni che suscitavano più di un dubbio. Perché quelle casette, 167, realizzate all’ippodromo di Follonica, secondo la Procura di Grosseto non potevano essere vendute sul libero mercato. Hanno cominciato a sfilare ieri i primi testimoni citati dal pm Salvatore Ferraro al processo per le foresterie dell’ippodromo dei Pini che vede una lista di indagati lunga sessantatre nomi. Tre giunte comunali, sindaci, assessori e consiglieri comunali sono finiti in tribunale con i vertici della società che gestiva l’ippodromo per rispondere di abuso d’ufficio e lottizzazione abusiva.

A ripercorrere la vicenda, che vede imputati in tribunale tre ex sindaci, Emilio Bonifazi, Claudio Saragosa ed Eleonora Baldi, è stato ieri mattina l’ispettore della polizia municipale Giovanni Burla, il primo a essere stato chiamato per rispondere alle domande del sostituto procuratore titolare dell’inchiesta. L’ispettore si è presentato con un fascicolo che ripercorreva tutte le tappe della vicenda, dal primo atto acquisito sulla compravendita delle casette. «Chiunque, anche senza aver nulla a che vedere con il mondo dell’ippico - ha spiegato Burla - poteva iscriversi alla Club house e così acquistare una di quelle abitazioni». Abitazioni, appunto e non foresterie ad uso esclusivo di chi all’ippodromo ci lavorava.

Erano troppe, secondo la Procura, quelle casette realizzate intorno alla pista dei Pini, per la reale capacità di impiego dell’impianto. Lo ha sottolineato anche Simone Turini, che all’epoca era capogruppo di Alleanza Nazionale in consiglio comunale: «Durante una seduta ci avevano prospettato l’impiego di almeno 150 addetti a tempo indeterminato e almeno altri 70 per la stagione estiva. Il numero delle costruzioni sarebbe quindi stato giustificato da tutto quel personale che all’ippodromo non ha mai lavorato». Nel 2010, An aveva presentato una mozione di annullamento in autotutela sulla delibera 79, oltre a un esposto alla Corte dei Conti.

L’inchiesta della guardia di finanza sulla vendita di quelle foresterie a persone che non potevano acquistarle si era arricchita anche con gli esposti presentati da Rifondazione Comunista. Il partito, quando fu stipulata la convenzione tra l’amministrazione e la società Follonica Corse Cavalli era in maggioranza: aveva due assessori che furono allontanati dopo che si erano opposti proprio a quel documento. Lo ha spiegato bene ieri mattina in aula al collegio composto da Mezzaluna (presidente), Stramenga e Bechi, Roberto Barocci che all’epoca della costruzione delle foresterie era segretario del partito: «Quando ci siamo resi conto che le casette venivano vendute a persone che nulla avevano a che fare con l’ippica - racconta - abbiamo proposto al Comune il cambio di destinazione d’uso in modo da poter incassare gli oneri di urbanizzazione. Ma la nostra proposta non è stata accolta e lo schema di convenzione portava avanti un sistema illegale. Per questo ci siamo rivolti alla Procura».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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