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Edilizia tra corruzione e abusi, il pm chiede 35 condanne

Pierluigi Sposato
Edilizia tra corruzione e abusi, il pm chiede 35 condanne

Il sostituto procuratore Pizza individua tre filoni cardine facenti capo a Cerulli, Castriconi e Donati. Per molti reati è intervenuta la prescrizione. Ci sono anche alcune richieste di proscioglimento

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MONTE ARGENTARIO. No, la "cupola" non c'era: il pm non ne parla mai nemmeno incidentalmente nelle due ore e mezzo di requisitoria. Ma all'Argentario esisteva comunque un "sistema": quello che imponeva di passare attraverso certe persone, in cambio di denaro o altre utilità, perché le pratiche urbanistiche e-o edilizie potessero avere esito positivo.

Il sostituto procuratore Stefano Pizza lo dice apertamente nella requisitoria in cui riassume («non parlerò dei singoli falsi o abusi») mesi di udienze (29 finora) e anni di indagine, chiedendo 35 condanne, anche pesanti, nelle 14 pagine di memoria.

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Il filone Cerulli. Tre, secondo la Procura, i filoni principali individuabili. Il primo è quello corruttivo che farebbe capo a Nilvo Cerulli, funzionario dell’ufficio tecnico, «pubblico ufficiale che istruiva le pratiche pur non figurando, chiaramente, e che poi se le approvava. Insieme a lui c'erano quei geometri che si prestavano a questo modo di operare e che ricevevano il compenso. C'è una piena consapevolezza da parte di tutti i correi: lo dicono le intercettazioni e lo dicono anche alcune confessioni». La colpevolezza, argomenta ancora Pizza, è insita anche nel fatto che un pagamento illecito venne effettuato sul conto corrente della moglie di Cerulli, il quale aveva confermato molti fatti in sede di interrogatorio davanti al pm. E' in questo caso che la Procura parla di "Sistema Cerulli": «Ce lo dice l'agente immobiliare Nazzareno Orsini che convoglia da Cerulli i clienti che hanno bisogno di fare certe opere». E uno dei coimputati, Ugo Solari, dice apertamente che alcuni progetti li ha fatti proprio lui. Uno dei committenti, Anna Rosa Lucaccini, si dimostra pienamente consapevole.

Il sistema Castriconi. Ma ci sarebbe stato un sistema, o comunque un modus operandi, anche per quanto riguarda i rapporti intessuti tra l'ex assessore all'urbanistica Massimo Castriconi e gli architetti Angelo Collantoni e Vincenzo Gabriele. Castriconi avrebbe preso il denaro da loro due «e da assessore aveva fatto il possibile per difendere queste persone nella loro attività professionale, perché tutto l'Argentario sapesse quali canali dovevano essere seguiti». Castriconi era in difficoltà economiche anche per il vizio del gioco, ricevette più volte denaro da "Cingommone" e da "Gala" (i soprannomi dei due professionisti), segnava le cifre sull'agenda, scrupolosamente: e non ha mai restituito, né gli fu chiesto, né lui proponeva. Il pm rileva un contrasto tra le dichiarazioni in aula e quelle rese in sede di interrogatorio a misura cautelare (domiciliari) in corso: era vera la versione dell'epoca, argomenta Pizza, aveva preso i soldi per agevolare il lavoro illecito di Collantoni e Gabriele, quelli più recenti (ad esempio la giustificazione di dover pagare così di meno alla moglie da cui era in fase di separazione o l'acquisto della Golf) sono «racconti implausibili e fuori tempo massimo, arrivati dopo cinque anni». L'agenda in cui Castriconi segnava le cifre non può essere frutto di fantasia nemmeno quando viene indicato il nome "Donati", il responsabile dell'ufficio tecnico di Monte Argentario. «C'è una miriade di intercettazioni in cui la terna Castriconi-Collantoni-Gabriele viene evidenziata». E ci sono poi altre questioni in cui Collantoni avrebbe compiuto illeciti: ad esempio chiamando come ingegnere per le opere in cemento armato (e venendo pagato da privati) quel Massimo Benedetti che aveva firmato quelle stesse opere in qualità di componente del collegio ambientale (cioè di organismo pubblico). Un caso esemplare: quello della Cantoniera.

Donati al centro. Terzo filone quello dello stesso Augusto Donati, l'architetto che dà il nome al fascicolo e che sarebbe stato autore di più fatti corruttivi. «Qui ci sono le intercettazioni a dircelo». Oppure anche le osservazioni dirette della polizia giudiziaria. Come quando Luciano Antonelli vuole ristrutturare in villetta un rudere alle spalle del suo hotel al Pozzarello e invita Donati e i suoi ospiti a una cena a base di pesce, «senza che nessuno pagasse». Non si trattava «di un'accelerazione della pratica, era un assenso che non poteva esserci». Poi le cure dentistiche che Donati aveva ricevuto da Di Santi e Di Girolamo, «guarda caso due persone che hanno pratiche aperte sulla scrivania di Donati. E lui non le paga». Di Santi, ricorda l’accusa, dice «che lui non fa pagare certe prestazioni. E' di una generosità sconfinata... Per Di Girolamo invece il pagamento è avvenuto molto dopo, quando erano in corso le perquisizioni o le misure cautelari». Donati trova una sistemazione al caso di Di Girolamo, lo si sente dire al telefono «ma a chi l'hai data la pratica? Quello è un cretino. La faccio io e ti dico a chi ti devi rivolgere», ricorda il pm nella requisitoria. «Non c'è nulla? Solo coincidenze?». Di Santi ascolta in aula: «Continuo ad avere fiducia nella magistratura», dice a conclusione della requisitoria. Sempre per Donati, aggiunge il pm, non c'è prova della corruzione da parte di Mario Salvatori, che era andato negli uffici comunali per reclamare uno sconto sulle sanzioni da pagare: «Non c'è prova che abbia ricevuto regali da Salvatori, non c'è la prova della corruzione, però Donati partecipa a un abuso d'ufficio». Lo stesso che il pm si sente di contestare, in subordine, a chi regali aveva ricevuto in cambio di un atteggiamento illecito: all'architetto Chiara Canali, che si era data da fare per venire incontro a Salvatori, «facendo dei falsi, alterando le cifre». Nelle intercettazioni l'architetto viene sentita dire «Ma che belli, ma non doveva, perché si è disturbato». Dice il pm: «Non so cosa Salvatori abbia regalato. In aula ci ha portato dei sassi dipinti e ha detto che aveva dato quelli. Va bene, ammettiamo che questo personaggio pittoresco abbia lasciato solo dei sassi: ma l'illecito della Canali è sicuro, fosse anche una sciocchezza c'è corruzione, dice la Cassazione». O comunque l'abuso d'ufficio.

Sanatoria postuma. Stefano Pizza non entra nei dettagli degli abusi, piccoli o grandi, e rinvia alle conclusioni dei propri consulenti per valutare la validità o i difetti delle pratiche. Richiama i dettagli quando se ne serve per giustificare le sue richieste. Un caso è quello della sanatoria postuma ambientale che Franco Benedetti aveva chiesto pur essendo stato condannato e che la sentenza era passata in giudicato: «Fu fatta una finta remissione in prestino, dopo la condanna. E Benedetti fece di tutto per farsela fare: chiama Collantoni, che chiama la Sabato che chiama la Pisino. Ma lì non si poteva fare nulla».

E poi parte con l’elenco delle richieste di condanna. Ci sono richieste di riconoscimento di colpevolezza ma anche ammissioni che ormai la prescrizione è intervenuta a coprire il reato. Ci sono anche richieste di proscioglimento. Alcuni degli imputati iniziali hanno già chiuso con il patteggiamento le loro pendenze. Secondo alcune difese le sentenze non passate in giudicato non possono entrare nel processo. Secondo l’accusa, «possono comunque essere prodotte come fatto storico». Prossima udienza a maggio: parleranno i difensori degli imputati.

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