Il Tirreno

Grosseto

Nei sotterranei del duomo la scoperta di Chiara: vinaccioli del 1400

Francesca Ferri
Chiara Guidi
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Chiara Guidi

Il materiale diventa oggetto della tesi di dottorato della giovane pisana. Che ne ha analizzato il dna

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GROSSETO. Riemergono dal pozzo della storia e tramandano la vita, in una catena ininterrotta più forte del tempo. Un piccolo miracolo, scovato nei meandri sotterranei del duomo di Grosseto, che racconta di una delle tradizioni più solide del Belpaese e della nostra zona, la viticoltura, e che grazie alla scienza e a una giovane dottoressa di ricerca, a distanza di oltre seicento anni ci parla di un antico, e attualissimo, mondo: quello della vite e del vino.

È infatti a partire da alcuni vinaccioli rinvenuti insieme a diversi reperti archeologici nel pozzo di butto scoperto in una campagna di scavi sotto al duomo di Grosseto, e risalente al 15º secolo, che la studentessa pisana Chiara Guidi è riuscita a ipotizzare alcune parentele tra alcune specie di viti toscane.

La dottoressa Guidi se n’è occupata nella sua tesi di dottorato in Agraria discussa lunedì 13 aprile. Un interessante lavoro dal titolo “La vite nel Medioevo in Maremma: caratterizzazione morfologica di reperti vegetali del 1400 e analisi molecolare di vinaccioli antichi attraverso marcatori di Dna” che è un ulteriore passo in avanti nella ricerca scientifica e di cui è stato relatore il professor Claudio D’Onofrio.

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Proprio D’Onofrio ha fatto parte dell’équipe di studio di questo materiale, che è stato rinvenuto nel vano ipogeo riportato alla luce, quasi casualmente, nella campagna di scavo e bonifica sotto il Duomo di Grosseto alcuni anni fa. Correlatrice l’architetto Barbara Fiorini, professionista di cui si avvale la Diocesi e che nel 2009 fu incaricata dalla Curia e dal Capitolo della cattedrale di mettere a punto il progetto di recupero delle sacrestie del duomo, colpite da segni evidenti di umidità di risalita capillare. Grazie a quell’intervento fu possibile riportare alla luce un pezzo di storia di Grosseto. In mesi e mesi di scavi emerse un vano ipogeo, utilizzato verosimilmente come locale commerciale, e un pozzo-cisterna circolare, che hanno restituito migliaia di reperti di vario materiale (ceramica, ferro, vetro), ma anche semi di pianta, noccioli, tre sigilli di piombo, monete, dadi di osso, uno scarabeo, recipienti da conserva e dispensa, anforette di scuola senese, olle, maioliche monocrome o con rivestimenti in stagno e piombo, catini, scodelle e un bellissimo esemplare di zaffera a rilievo di produzione fiorentina.

Tra i tesori riportati alla luce anche la vite. La tesi a cui ha lavorato Chiara Guidi ha avuto lo scopo di catalogare su base morfologica il materiale vegetale proveniente dal pozzo, a cui è seguita una genotipizzazione attraverso un’apposita analisi di alcuni dei vinaccioli catalogati, con l'intento di stabilire un eventuale legame parentale con le specie di vite attualmente coltivate in Toscana. Proprio per questo è stato estratto il dna dai vinaccioli, poi quantificato attraverso la prc real time e sono stati analizzati i profili dei nove loci microsatelliti di vitis vinifera concordati a livello internazionale.

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