La manifestazione
«Fossi inquinati dall’allevamento di bufale»
Sporca l’acqua di Poggiale e San Rocco, l’Arpat scopre irregolarità nello scarico di un caseificio
GROSSETO. All’occhio del cittadino che ha fatto l’esposto sembravano tensioattivi ma l’Arpat ha accertato che si trattava in realtà degli scarichi provenienti da un vicino caseificio e finiti nel fosso Poggiale e nel canale emissario San Rocco.
I risultati dell’indagine sono stati resi noti ieri dall’Arpat ma il fatto risale alla fine di febbraio quando al dipartimento di Grosseto dell’agenzia regionale per l’ambiente è arrivato l’esposto di un cittadino che lamentava la presenza di schiume persistenti e acqua scura, torbida e maleodorante lungo il fosso Poggiale e il canale San Rocco.
Il 26 febbraio il primo sopralluogo: l’Arpat interviene per campionare le acque nei fossi indicati dall’esposto insieme al Noa della Municipale. Durante questo primo sopralluogo è stato accertato uno sversamento nel fosso Barbanella di acqua di colore bianco, proveniente da uno scarico. Da lì si è risaliti allo scarico di un caseificio della zona.
Le analisi dello scarico hanno evidenziato un forte apporto inquinante alle acque del fosso mentre le prime analisi del refluo del caseificio hanno evidenziato concentrazioni, per i parametri Bod5 e Cod, superiori ai limiti di legge per lo scarico industriale in acque superficiali.
L’Arpat ha deciso quindi di effettuare un secondo sopralluogo il 2 marzo direttamente nell’azienda agricola in questione, che comprende oltre al caseificio un impianto di produzione di biogas e un allevamento di bufale da latte.
Sono stati effettuati ulteriori campionamenti delle acque nelle canalette di scolo dei campi dell’azienda e dall’ispezione sono emerse delle violazioni di legge che l’Arpat ha segnalato agli enti competenti.
Tre in particolare le contestazioni mosse dall’Arpat: secondo la nota che sintetizza i risultati dell’indagine «i sistemi di raccolta e di stoccaggio degli effluenti non garantivano la protezione dei corpi idrici circostanti e non è stata presentata la documentazione richiesta dalla norma relativa all'obbligo dell'autocontrollo alle emissioni in atmosfera negli anni 2013 e 2014 dell'impianto a biogas, in quanto avente potenza termica nominale inferiore a 3 Mw».
Inoltre sempre secondo Arpat «i risultati analitici dello scarico del caseificio hanno portato a ritenere che non siano state rispettate le prescrizioni autorizzative allo scarico in quanto non è stato garantito il mantenimento in perfetto stato di conservazione e funzionamento degli impianti di trattamento autorizzati, effettuando tutte le operazioni di periodica manutenzione e conduzione necessarie».
Sara Landi
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