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Caccia, ecco il nuovo Atc che riunisce i tre precedenti

Caccia, ecco il nuovo Atc che riunisce i tre precedenti

GROSSETO. Partirà dai primi di maggio il nuovo Ambito territoriale di caccia della provincia di Grosseto dovuto alle recenti modifiche legislative in tema faunistico-venatorio che hanno accorpato nel...

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GROSSETO. Partirà dai primi di maggio il nuovo Ambito territoriale di caccia della provincia di Grosseto dovuto alle recenti modifiche legislative in tema faunistico-venatorio che hanno accorpato nel nuovo organismo le tre precedenti suddivisioni (Grosseto 6,7,8) e che legano a doppio filo il mondo faunistico a quello agricolo.

Un consiglio provinciale formato dalle rappresentanze venatorie (Federcaccia, Arcicaccia, Enalcaccia, Anuu) e di quelle agricole (Confagricoltura, Coldiretti, Cia) nomineranno un comitato che sarà composto da dieci esperti a livello provinciale ripartiti in tre soggetti provenienti dalle associazioni agricole, tre da quelle venatorie, due da quelle ambientaliste e due dal mondo politico (questi ultimi scelti dalla Provincia). Al nuovo organo amministrativo toccherà affrontare le principali questioni che riguardano il territorio, grazie un maggiore rafforzamento del ruolo del nuovo Atc rispetto al passato «nonostante – spiega Luciano Monaci, presidente di Federcaccia Grosseto – l'assenza di una chiara ripartizione di competenze tra Regione e nuove Province».

«Lo scopo della riunificazione – concludono i rappresentanti delle associazioni intervenute – è quello di razionalizzare le risorse ed unire le forze per affrontare insieme i problemi che interessano la caccia in Maremma». I compiti principali del nuovo Atc riguarderanno la gestione delle risorse finanziarie che porteranno, insieme alle conseguenze della nuova tassazione imposta dalla Regione (migliore gestione dei contributi provenienti dai cacciatori, lo studio per reperirne da altre fonti senza ricorrere al trasferimento indiretto delle stesse dalla Provincia) ad un restyling amministrativo-strutturale interno all'ambito; la prevenzione dei danni degli ungulati selvatici, con l'assegnazione dei mezzi operativi per assicurare interventi tempestivi (individuazione delle aree più a rischio, azioni di contenimento) e, nel caso di sinistro, per il risarcimento alle aziende agricole; lo studio sul progressivo superamento della fauna di allevamento a vantaggio della piccola selvaggina; la raccolta dati e l'individuazione di ambiente per lo sviluppo della migratoria grazie alla sinergia tra Atc ed aree protette.

Stefano Fabbroni

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