La manifestazione
Aggressione alle pecore alle porte di Grosseto
Nel mirino del predatore un allevamento a Roselle. Lo sfogo del pastore: "Siamo sotto choc"
GROSSETO. "Una pecora divorata e lasciata spolpata come una spina di pesce, un’altra sgozzata e due disperse. I predatori sono arrivati ancora. Ne ho visto gli occhi, nella notte. Adesso arriveranno in casa”.
Siamo nella zona dei Laghi, a Roselle, dalle parti dell’Osservatorio astronomico, a nemmeno cinque chilometri da Grosseto. L’azienda è quella di Giovanni Sanna, colpito da attacchi predatori a distanza ravvicinata che gli stanno rovinando il patrimonio, ma soprattutto la vita.
“Io - racconta Sanna - non dormo più. Lunedì sera ho cominciato a sentire dei rumori. Sono uscito, ma non ho visto nulla. Sono uscito anche a mezzanotte e ho visto nel buio, due occhi che mi guardavano, ma non ho distinto che animale fosse. Ho pensato a un coniglio o a un gatto. Di nuovo, alle quattro, ho capito che c’era qualcosa che non andava e mi sono alzato ancora. E alla fine la sorpresa. Ancora quattro pecore uccise. Qui siamo scioccati. Il problema si aggrava sempre più. Non servono gli accorgimenti messi in atto. Le pecore erano attorno al capannone, la zona illuminata da due grandi fari, con due spaventapasseri profumati vicino, perché pare che il profumo scoraggi i predatori. C’era un cannone che spara ogni 15 minuti, c’erano due cani legati a catena lunga, perché non voglio che si dica che la notte vanno in giro. Tutto inutile e così ci dobbiamo fare coraggio e subire tutto questo. Ormai la predazione è una malattia professionale".
Sanna se la prende con la politica. "Assente", dice. E si chiede: "Chissà che ne vorranno fare di noi, delle nostre aziende? Il latte diminuisce e dovremo attendere altri 15 giorni per riavere pecore in grado di produrne. Ma noi abbiamo famiglie, figli, aziende da mantenere. Cosa si pensa? Che vadano avanti coi guadagni azzerati? Dico solo una parola: vergogna”.
Sanna ha avuto l’ultimo attacco prima di questo, 15 giorni fa e la predazione avvenne sotto i suoi occhi, mentre stava seminando e il predatore arrivò a distanza ravvicinata. I suoi vicini subiscono predazioni costanti. “Anche Attilio Monni - dice Sanna - Luca Petrucci e gli altri vicini, tutti noi, praticamente governiamo i lupi. Ce ne sono quattro che stanno girando qui attorno. Ma mica vanno a prendere uno dei tantissimi cerbiatti o cinghiali che vi sono. La pecora è più comoda. Mite, indifesa. Non so se questo dei Laghi è lo stesso branco che è stato avvistato da una ragazza a Santa Caterina. La ragazza terrorizzata avvertì tutti i pastori vicini, ma nulla è stato catturato. Il lupo o chi per lui sceglie le pecore migliori, le più giovani. Così il latte scarseggia e anche questo è un problema per formaggi e prodotti caseari”.
Anche Luca Petrucci con una azienda ad Istia d’Ombrone, uno dei vicini di Sanna, incalza: “Praticamente il branco visita uno o l’altro dei poderi. Siamo così terrorizzati che non sappiamo davvero a che santo votarci. Le scelte politiche, di qualunque colore, non ci considerano soggetti da valutare. Abbandonati del tutto, senza pensare che la filiera dell’allevamento è di primo piano per la Maremma. Io - aggiunge - ho 50 anni. Cosa devo fare se non proseguire la mia attività? Chi dorme più la notte? Ripeto, come ho già detto in precedenza, nessuno si azzardi a venire a chiedermi il voto. Stanotte è toccata a Giovanni, ma domani toccherà a me o al mio vicino. Ci fosse nessuno che si preoccupa di queste nostre condizioni. I predatori non si tengono a bada in nessun modo. Ce la mettiamo tutta per salvare il salvabile. Ma quando si vive nel terrore, fra il sangue delle pecore, fra animali che attaccano, adesso, anche vitelli grandi e si avvicinano alla porta di casa, non viene in mente a nessuno che si è raggiunto il limite? Che bisogna fare qualcosa di serio per difendere il lavoro di tante persone? Purtroppo la politica ci ha abbandonati al nostro destino e noi siamo tutti indignati. E siamo stanchi di sopportare tutto questo”.
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