Attenzione
Ex Garibaldi pericoloso, via subito i senzatetto
Sopralluogo choc dell'assessore al sociale Antonella Goretti: ordinanza di sgombero per motivi di sicurezza e salute pubblica
GROSSETO. L’ex Garibaldi, il palazzo fantasma, conserva un nome dal passato eroico e leggendario, ma al suo interno sembra collassare in ogni angolo: a partire da quella misera stanza al piano terra che sa di bruciato. È andata a fuoco tre giorni fa, pare per un incendio doloso. E già il cortile è un pessimo preludio: ecco un cancello rotto, pali marciti e fili arrugginiti, erba alta. Bottiglie e vetri, plastica e cartacce. Una soglia orribile, oltrepassata la quale si spalanca un altro-mondo ancor più sconvolgente, calcato ogni giorno da un gruppo di invisibili.
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Proprietà del Comune di Grosseto, l’ex orfanotrofio è abbandonato e riempito di bivacchi. Da quanto? Anni. Nei paraggi tutti sanno (o ipotizzano) che l’edificio sia ormai un maxi accampamento abusivo; fenomeno continuato finora, nell’indifferenza generale di chi avrebbe potuto o dovuto vigilare. Qualcuno vi cerca riparo dal freddo, altri vanno a bucarsi. Un altro ci vive da un anno e ha allestito una camera da letto spaventosa con un lettino e le pareti bruciate dal fuoco. Un volto sbuca dal niente: Andrea Pimpinelli, grossetano senza casa né lavoro, dice che non ha «mai avuto un aiuto dal Comune o dai servizi sociali». Si dice disperato e solo. In una stanza accanto c’è un altro - Andrea Montomoli - che ha pure affisso un cartello. «Sono 5 anni che dormo all’ex Garibaldi. Signora assessore, siamo italiani. Veda lei se può darci una mano, non solo agli stranieri! Se vuole ecco il mio numero».
Sono questi i giacigli improvvisati da grossetani ridotti alla fame che hanno fatto di questo covo una casa, con il Comune e il competente assessorato che non sapevano o l’hanno permesso dal 2011. Lunedì 13 aprile - a pochi giorni dall’incendio che ha devastato il piano terra - si sono riaccesi i riflettori su questa umanità dolente che dice di essere inascoltata, anche se il Comune (fatte due verifiche) spiega che «le cose non stanno così: Montomoli non si è mai rivolto a noi e l’altro l’ha fatto ma non può avere accesso all’emergenza abitativa per mancanza di requisiti...». Dunque?
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Dunque intorno a mezzogiorno di lunedì 13 aprile si consuma un doloroso incontro tra Pimpinelli e l’assessore al sociale Antonella Goretti che - scioccata dalla situazione da lei conosciuta solo di recente - gli spiega che lì non può stare per questioni di sicurezza e igiene. In mezz’ora di discussione accesa che prelude allo sgombero, lui protesta per la mancanza di aiuto e la sua disperata solitudine; d’altro canto lei si mostra intransigente perché «è intollerabile che qualcuno possa vivere in un ambiente così pericoloso, pericolante e pieno di sporcizia. Lei deve andarsene». Sono anni, ribatte l’inquilino, «che faccio domanda di emergenza abitativa e nessuno mi ha mai dato un piffero. Parlai con l’assistente sociale e mi fu detto: io non ci posso fare niente, se ne vada da qualche parte: ma dove?». L’assessore sgrana gli occhi: «non ci credo - risponde - è una risposta assurda. Comunque ora ci parlo io, fisso subito un appuntamento per farmi spiegare, devo verificare e capire..». Passa una decina di minuti e dopo una telefonata a chi di dovere lei riprende la parola. «Mi dicono che al dormitorio lei non ci è voluto andare…». Andrea motiva il rifiuto con esigenze personali/lavorative perché «fino a poco tempo fa mi capitava di fare qualche notte all’ospedale per assistere i malati. Se ci sto dalle 21 alle 7, poi la mattina ho bisogno di dormire. E al dormitorio non mi ci fanno andare, la mattina…».
Qui l’assessore annuisce ma la situazione non cambia. «Lei - ribadisce - qua dentro non può stare: è troppo pericoloso da un punto di vista strutturale e igienico. La soluzione per lei si trova. Qualunque ma non questa. Basta parlarne». Punto.
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«Purtroppo - ci spiega poi l’assessore - solo ora sono venuta a conoscenza di una situazione così spaventosa». Gli accampamenti abusivi in questa proprietà comunale si protraggono da anni. «Io appena ne ho avuta notizia sono intervenuta; e mi dolgo di non essermene accorta prima, quando mi sono insediata» (marzo 2014, ndr).
Nel pomeriggio di lunedì arriva notizia che il sindaco emetterà un’ordinanza urgente per lo sgombero. Il palazzo era stato recintato ma la recinzione era stata divelta. Ora, a tutela dell’incolumità pubblica e della salute, l’area sarà blindaa e le persone mandate via «e denunciate per occupazione abusiva». Pimpinelli dovrà tornare per strada. Ma il Comune promette di volerlo aiutare. Martedì 14 aprile saranno sul posto i servizi sociali "per trovare una soluzione".
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