Il Tirreno

Grosseto

degrado

Case per giovani coppie al posto dell’ex Garibaldi

Enrico Pizzi
L'interno dell'ex Garibaldi (foto Bf)
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L'interno dell'ex Garibaldi (foto Bf)

Sull’edificio insiste la destinazione sociale: il Comune rispolvera il progetto. Dopo l’incendio, l’assessore promette il pugno duro contro l’occupazione abusiva

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GROSSETO. Ci voleva il fuoco per dare un'accelerata ai progetti che il Comune sembrerebbe avere nel cassetto per il recupero dell'ex Garibaldi, che da anni cade in stato di abbandono, monumento al degrado quasi di fronte alla stazione ferroviaria, a due passi dal centro storico della città.

L'assessore alle politiche sociali Antonella Goretti ha ribadito la volontà di impedire, innanzitutto, in modo più efficace di quanto non sia accaduto fino a oggi, l'accesso alla struttura. Ma per quanto tempo ancora quell'edificio ridotto in gran parte a rudere dovrà restare così? L'assessore non si sbilancia, anche perché al momento progetti non ce ne sono, ma si limita a dire che un'idea più precisa sarà possibile farsela tra un paio di mesi. Stando al regolamento urbanistico, però, l'indicazione di fondo – e anche l'unica percorribile da un punto di vista finanziario, al momento – dovrebbe essere quella del cosiddetto “housing sociale”. Insomma, si dovrebbe rispolverare un vecchio progetto, a suo tempo ipotizzato dall'allora Ater, oggi Edilizia Provinciale Grossetana, che se ne sarebbe fatta carico, di realizzare nelle volumetrie del palazzo di viale Mameli appartamenti destinati a soggetti che, per le loro condizioni di reddito, non possano accedere al libero mercato. Un'ipotesi che, all'epoca, fu osteggiata.

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Il regolamento urbanistico recentemente approvato, però, prevede che potrebbero essere destinati all'edilizia residenziale sociale circa 2.123 metri quadrati di recupero delle superfici esistenti e poco meno di mille metri quadrati di nuova realizzazione, mentre altri 700 metri quadrati sarebbero destinati a servizi di interesse pubblico.

Le ragioni per cui questa sembra essere la strada da percorrere risiederebbero sia nel vincolo che l'immobile ha ad una destinazione di interesse pubblico, sia nel fatto che proprio sul fronte dell'housing sociale potrebbero essere intercettati finanziamenti regionali indispensabili per portare avanti il progetto. Su chi, poi, debba, materialmente, realizzarlo, qualsiasi ipotesi sarebbe prematura, anche se non è escluso che si possa tornare alle origini e mettere la questione in mano all'Epg. Insomma, probabilmente si è perso tempo prezioso e si è creata un'area di degrado per poi ripassare dal via come nel gioco dell'oca.

Chissà se basteranno le fiamme dell'ultimo incendio, scoppiate per cause tutte da accertare, ma quasi certamente non per ragioni di vendetta o per avvertimenti tra gli abitanti abusivi di quelle stanze, a riaccendere i riflettori sullo stato in cui versa ormai da troppo tempo l'ex orfanotrofio Garibaldi.

 

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