Attenzione
Peep: «Gli espropri? Il Comune doveva chiuderli per tempo»
Bruni (Cograe): «Noi non abbiamo ingannato nessuno Mai stata comunicata la pendenza del ricorso Cavalli»
GROSSETO. «Non abbiamo ingannato nessuno. Se in Comune avessero chiuso per tempo gli espropri non ci troveremmo a questo punto: ora non se ne lavino le mani». Eccola riassunta la posizione del Cograe, cooperativa tra le più esposte nel caos Peep Pizzetti.
Lì 390 proprietari di alloggi popolari sono piombati in un incubo: dopo alcuni passaggi giudiziari, lo spettro di maxi conguagli da circa 21.000 euro a famiglia inizia ad assumere contorni sempre più nitidi. E c’è chi accusa le coop di non aver informato a dovere gli acquirenti. Ma il presidente del Cograe, Elfio Bruni, non vuol sentirne di passare per quello che, come si suol dire, ha fatto il furbo. E rilancia: «Siamo parte lesa». Bruni prima ricorda l’importanza delle coop serie (il Cograe è attivo da oltre 40 anni) nel tenere basse le quotazioni del mercato immobiliare in città, realtà che «hanno agito eticamente non arricchendosi alle spalle dei cittadini meno abbienti»; poi entra nel vivo: «sul Peep Pizzetti bisogna ricordare che l’indennità provvisoria d’esproprio venne determinata il 1° febbraio 2008. Il 19 settembre 2008 la commissione provinciale espropri, su richiesta del Comune, fece una stima dei terreni molto superiore a quella del Comune. Tuttavia, esattamente dieci giorni dopo, il Comune firmò con le cooperative la convenzione di edificazione dell’area, al prezzo inizialmente stabilito dal Municipio, senza tenere conto della diversa cifra indicata dalla commissione (che è stata poi presa a riferimento dalla Corte d’Appello nel 2013) e senza informare di questo le cooperative».
Ma c’è dell’altro. «Il Comune – accusa Bruni – non ha mai comunicato al Cograe la pendenza del ricorso delle signore Cavalli (proprietarie dei terreni espropriati e oggetto del contendere, ndc). E quando s’è diffusa la notizia per vie traverse, le coop hanno deciso di costituirsi in giudizio. Ma siamo tra novembre e dicembre 2011, quindi è chiaro che non potevamo fornire agli acquirenti elementi di valutazione sul ricorso al momento della stipula dei preliminari e dei contratti». Chi ha acquistato casa, inoltre, s’è impegnato «a rispettare quanto previsto dalla convenzione con il Comune». Convenzione che ogni acquirente «ha dichiarato di conoscere. E la clausola salvo conguaglio è lì prevista».
Bruni garantisce che il Cograe è sempre stato disponibile a chiarimenti, per quanto era a sua conoscenza. «Ma le cifre sono state messe nero su bianco solo con le lettere di qualche giorno fa e ancora molte cose sono da chiarire: quindi cosa avrebbe dovuto dire o fare il Cograe?». Il presidente assicura di non aver mai minimizzato (come invece sostengono alcuni acquirenti) la faccenda conguagli. «Ma è evidente che nessuno degli operatori del settore si sarebbe mai aspettato una cosa del genere». Unico precedente, quello sul Peep Alberino: cifre ben più basse e dilazionate in molti anni. «Il Municipio fu capace di gestire una situazione identica e auspichiamo che possa accadere anche stavolta».
Tagliente il richiamo al Palazzo: «Il Comune non può limitarsi a sbarazzarsi del problema come se non lo riguardasse. Tutto non sarebbe sorto se le procedure di esproprio si fossero concluse nei tempi dovuti (la sentenza della Corte costituzionale è dell’ottobre 2007 e, secondo molti, per quel tempo gli espropri dovevano già esser stati chiusi, ndc) e se tutta la partita fosse stata gestita in maniera diversa». È per questo che il Cograe indica una strada precisa per risolvere la faccenda: «Il Municipio si faccia carico di un intervento perequativo a favore delle persone in difficoltà. Imprese e cittadini non possono esser lasciati soli a combattere una guerra inaspettata, chiedendo loro di pagare conseguenze di scelte altrui». Porte aperte alla collaborazione per una scappatoia. «Purché ci sia la voglia di trovare soluzioni e non di scaricare i problemi».
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