Sicurezza
Taglio abusivo, scatta la maximulta
La Forestale ha denunciato alla Procura il boscaiolo e il titolare della ditta: non rispettata la quota di matricine
CASTELL’AZZARA. Multa di 74.000 euro e denuncia alla Procura per un taglio di bosco ceduo di 16 ettari e mezzo, effettuato in difformità sostanziale con quanto l’autorizzazione in mano alla ditta prevedeva. Per questo, sia il titolare della ditta esecutrice, un macedone, sia il titolare della ditta, un uomo abitante a Viterbo che ha commissionato l’uso, sono stati denunciati alla Procura e hanno ricevuto una sanzione amministrativa.
Tutto è partito quando il personale del Comando della stazione forestale di Santa Fiora, durante il normale controllo delle utilizzazioni boschive nel comune di Castell’Azzara, in località Palcione, ha riscontrato un taglio di bosco ceduo di 16 ettari e mezzo effettuato in modo difforme da quanto era stato indicato nell’autorizzazione.
È questa la seconda denuncia di quest’anno da parte del Corpo forestale santafiorese, che ogni mese effettua una decina di controlli del taglio del bosco e che sanziona vari tipi di effrazioni. Si va dalla mancanza di autorizzazioni al non rispetto di quanto l’autorizzazione prescrive
«Questa volta – spiega il comandante della stazione di Santa Fiora, Giuseppe Santi – si trattava del prelievo di matricine che non potevano essere tagliate. L’autorizzazione al taglio la ditta ce l’aveva, ma non ha rispettato certe regole. Questa è la seconda denuncia che scatta quest’anno. La prima riguardava un taglio senza nessuna autorizzazione. In questo caso di Castell’Azzara, si è trattato di matricine; ve ne erano circa 1.100 e se ne sarebbero potute prelevare una percentuale che è circa il 20 per cento. Invece la ditta ne ha tagliate circa 900. Quasi tutte, praticamente, incorrendo nel reato contemplato dalla legge sul vincolo paesaggistico, il decreto legislativo 42 del 2004».
«Si tratta – aggiunge Santi – di un bosco di quercine in un terreno di 16 ettari e mezzo e il prelievo illegale delle matricine rientra nei reati che prevedono il ricorso alla Procura della Repubblica».
La matricina, in selvicoltura, è l’albero che nei boschi cedui viene risparmiato durante il taglio e si alleva ad alto fusto per favorire il rinnovamento del bosco e sostituire le ceppaie più vecchie. Nella pratiche correnti, in un ettaro si conservano mediamente da 20 a 30 matricine che sono quelle in grado di dare nuovo spessore al bosco tagliato.
Comunque l’attività della polizia forestale non è circoscritta al controllo sul taglio del bosco, che è comunque uno dei problemi più sentiti anche dalle comunità che abitano in montagna, dove si lamentano non solo tagli cosiddetti a raso, ma si estende anche ai casi di poca attenzione alla pulizia delle zone che le ditte lasciano in condizioni a volte discutibili: «Noi guardia forestale – spiega il comandante Giuseppe Santi – facciamo anche controlli di questo tipo, soprattutto per quel che riguarda il trattamento delle frasche. Che devono essere allontanate di almeno 25 metri dalla strada carrabile per evitare il rischio incendi e che, per esempio, non devono essere lasciate negli alvei dei fossi, dei torrenti o dei fiumi. Qui il rischio che si vuole evitare è che l’acqua tracimi a causa di un alveo intasato dai residui legnosi».
Un’attività a largo raggio, quella del Corpo forestale dello stato, impegnato oltre che nei settori della caccia e della pesca anche in altri controlli: «Interveniamo a controllare e sorvegliare l’abbandono di rifiuti in luoghi non idonei, ci muoviamo nell’ambito dei controlli nel settore edilizia, nell’agroalimentare – chiude il comandante Santi – sempre con l’obiettivo della salvaguardia dell’ambiente e del territorio e per far rispettare le regole e la legge».
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