Il Tirreno

Grosseto

Collacchie, auto troppo veloci

di Elisabetta Giorgi
Collacchie, auto troppo veloci

Alcune notti fa l’ultimo incidente con quattro feriti. Chi lavora in zona: «Servono dissuasori di velocità»

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GROSSETO. Sulla strada provinciale delle Collacchie si torna a chiedere più sicurezza. Dissuasori di velocità, dossi artificiali, semafori che segnalano il pericolo, strisce in corrispondenza della fermata di un autobus.

L’appello parte, tra gli altri, dal titolare del Bar tabacchi 2012 Andrea Castro, locale che sorge a pochi metri dalla Fattoria La Principina e che la notte tra venerdì e sabato è stato travolto dall’ennesimo incidente. Se non fosse stato per la sua Smart parcheggiata di fronte all’ingresso e centrata da una Lancia Y che ha sbandato piombando sulla vettura anziché sui clienti, il bilancio sarebbe stato ben più tragico. E invece si è risolto in quattro feriti, dei quali tre fortunatamente lievi e una più grave (la conducente della Lancia), portata a Siena con il Pegaso con vari traumi e il collo lussato. È stata dimessa due giorni fa.

L’incidente riporta sotto i riflettori l’emergenza sicurezza e velocità, drammaticamente presente in varie zone delle Collacchie ma anche e soprattutto qui, uno dei punti più maledetti per chi guida da Marina verso Grosseto. È la lingua d’asfalto, stretta, curvilinea e con un pericolosissimo dosso, che si spalanca poco dopo la Fattoria La Principina, corre davanti ai due bar affacciati sulla destra verso Grosseto e che più volte si è trasformato in un punto della morte, dove le auto sfrecciano a gran velocità tanto che chi vive o lavora in zona promosse una raccolta firme. «Sono passati tanti anni dalla petizione e i problemi sono gli stessi», allarga le braccia qualcuno.

Andrea Castro si è trovato per ben due volte l’auto sfasciata. Due anni fa è toccato a una Range Rover, qualche sera fa alla sua piccola Smart. Distrutta l’auto, Andrea ha dovuto rimboccarsi le maniche, prenderne un’altra a noleggio e metter mano - insieme alla fidanzata Alina - ai danni e alle varie faccende da sbrigare per rimettere a posto il locale che si è trovato la veranda sventrata. Senza contare la preoccupazione che molti, qui, respirano per le condizioni della strada e le possibili ricadute sulle attività. Basta affacciarsi fuori dal bar e osservare il manto stradale per capire come le richieste di interventi urgenti siano più che legittime. Dissuasori di velocità. Dossi artificiali per spingere a rallentare. «Un semaforo per far diminuire la velocità e che segnali il pericolo», suggerisce un avventore del locale. Ma anche strisce per consentire un attraversamento della strada in sicurezza per chi scende dal pullman.

Un’altra anomalia della zona - difatti - è quella piazzola per la fermata del bus che sorge sull’altro lato della strada. Dove e come attraversare? Non c’è segnaletica orizzontale. Come se non fosse un problema di sicurezza pubblica. Accanto al bar spicca poi una foto sbiadita sul guard rail: c’è il volto di un ragazzo morto 6 anni fa (il mese prossimo è l'anniversario). Era il 17 maggio 2009 quando Andrea Raia, 25 anni da compiere, affidò il suo futuro a Facebook. «Fa caldo, tra poco vado a trovare le mie amiche al mare». Salì sulla Kawasaki, arrivò a Marina: due risate con gli amici e di nuovo verso casa, casco allacciato, jeans e giacchetto nero di pelle. Una curva a sinistra prima del rettilineo e lì accanto al bar ecco la morte contro un furgone che faceva manovra. Il guidatore risultò positivo all’alcoltest. Nessuno dimentica, qua.

Né si dimentica la turista svizzera che in scooter fu travolta da un Ape. Era la fine degli anni ’80, morì anche lei. E da lì in poi nacque una petizione che oggi potrebbe essere replicata identica perché i problemi sono gli stessi. Come sono gli stessi anche i difetti degli automobilisti, «che viaggiano veloci e - spiega chi lavora in zona - lasciano l’intelligenza a casa prima di entrare in macchina». E allora ci si attende qualche deterrente da parte delle istituzioni.

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