Sicurezza
Picchia gli agenti del carcere
Un tunisino rinviato a giudizio per resistenza con lesioni
GROSSETO. Aveva fatto il matto, come si dice, quando si era trovato di fronte i due agenti della polizia penitenziaria. L’aveva fatto in carcere, dove era stato rinchiuso dopo un tentativo di furto sfociato in un tentativo di fuga. Oltre a questa imputazione, Sabeur Slama, 39 anni, di origini tunisine e abitante ad Arezzo, deve adesso rispondere anche di resistenza a pubblico ufficiale con lesioni. Il giudice dell’udienza prelimianre lo ha rinviato a giudizio per l’udienza del 5 ottobre.
Andiamo per ordine. Il 24 febbraio dell’anno scorso, Slama viene trovato dentro un’abitazione di via Cimabue. Un’intrusione scoperta da un vicino di casa che aveva avvertito il proprietario (l’alloggio era disabitato), il cognato di un poliziotto. Insieme a quest’ultimo, avvertito, era entrato in casa e aveva bloccato il tunisino mentre un’altra persona era riuscita a scappare. Il giudice aveva convalidato l’arresto di Slama e aveva disposto la custodia cautelare in carcere, a causa della convergenza degli indizi, della mancanza di misure alternative valide, di precedenti specifici e perché non convinceva la tesi secondo la quale lui lì dentro stava solo dormendo.
E proprio in carcere, il 27 gennaio successivo, Slama si sarebbe reso protagonista di un atto di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Li avrebbe colpiti con calci e pugni, un sovrintendente e un assistente, fortunatamente senza causare loro lesioni gravi: al primo contusioni multiple con prognosi di due giorni, al secondo traumi contusivi con prognosi di un solo giorno. Ma il gesto non poteva passare sotto silenzio e gli agenti avevano fatto rapporto all’autorità giudiziaria. Il pm Navarro ha chiesto il processo, il gup Bilisari ha ritenuto sufficienti gli indizi: sarà il giudice Mezzaluna a celebrare il dibattimento.
(p.s.)
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