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Case Peep, arriva la stangata per quattrocento famiglie

Maurizio Bernardini
Case Peep, arriva la stangata per quattrocento famiglie

Il Municipio invia lettere ai proprietari per ricordare il debito da 8,3 milioni. Il 15 aprile nuovo incontro con le sorelle Cavalli per strappare uno sconto

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GROSSETO. Può, una casa popolare, costare quanto un’abitazione venduta sul libero mercato? Sì. Ora ci sono le prove. Sono arrivate le prime lettere con cui il Comune di Grosseto informa residenti e cooperative del Peep Pizzetti di quel che è lo stato delle cose. Ricordate?

Ci sono da pagare 8 milioni e 316.000 euro agli ex proprietari dei terreni espropriati. Conguagli medi che, spicciolo più, spicciolo meno, sfiorano i 21.300 euro per ognuna delle 390 famiglie interessate (sarebbero stati di più, ma restano da assegnare il centro servizi e la relativa quota da 678.000 euro). È così che il sogno-casa, in quella porzione di città, diviene incubo. Un salasso noto da tempo, ma adesso, con le raccomandate del Comune, tutto inizia ad assumere contorni ancor più cupi: si avvicina, infatti, la resa dei conti. Ogni cosa è dettata a suon di sentenze.

C’è quella della Corte costituzionale, che il 24 ottobre 2007 innalza il valore dei terreni espropriati a fini sociali equiparandoli a quelli sul libero mercato; quella della Corte di appello di Firenze, che il 6 giugno 2013 (sentenza 868) dà ragione alle sorelle Anna e Diana Cavalli, proprietarie delle aree espropriate per la nascita del Peep Pizzetti, ricorse contro il Comune proprio in virtù dell’indicazione della Corte costituzionale. Le proprietarie chiedono e ottengono un sostanzioso ritocco delle cifre a loro destinate. Soldi che, se la vicenda fosse stata chiusa per tempo (la nascita del Peep Pizzetti è dei primi anni Duemila e la politica, mormorano i più, qualche colpa ce l’ha) non avrebbero potuto pretendere. Ma tant’è.

E visto che nei contratti stipulati tra residenti e cooperative c’è la voce “salvo conguaglio” e dato che le coop sono strette dal vincolo di solidarietà con i propri soci, secondo il Municipio non ci sono scappatoie: c’è da pagare. Ecco perché l’amministrazione il 23 marzo ha inviato le centinaia di raccomandate ai proprietari degli alloggi popolari e alle cooperative che da quelle parti hanno edificato.

Lì, in una decina di pagine, c’è tutta la documentazione del caso. Richiami alla vecchia comunicazione, quella del 7 luglio 2014, e molte ripartizioni percentuali. Scartoffie che servono per lasciar intendere sempre la stessa cosa: ci sono da tirare fuori fior di quattrini. Intanto, gli uffici comunali si muovono per strappare una mediazione che potrebbe far risparmiare soldi alle famiglie. Ma allo stesso tempo iniziano a mettere, nero su bianco, cifre da intascare e scadenze da rispettare.

Oltre 5 milioni e 600.000 euro i soldi dovuti al Comune dall’associazione temporanea d’imprese costituita a suo tempo per creare il Peep Pizzetti. Nel dettaglio, oltre alle società finite in concordato - Consorzio Etruria (444.608 euro) ed Edil-tel (229.330 euro) – ci sono le quote di Comit (229.330 euro); Cograe (1 milione e 677.820 euro); Serenissima (1 milione e 247.264 euro); Etrusca (329.943 euro); La Nuova Grosseto (773.989 euro); Eclisse (688.522 euro). A queste, va aggiunta la parte dovuta dalla cooperativa La Prima Casa: ben 2 milioni e 695.469 euro. Cifre che il Comune propone d’incassare in tre rate: la prima con scadenza il 30 settembre di quest’anno; la seconda con termine il 31 marzo 2016; la terza per il 31 marzo 2017. Ma è utopia o poco più. La lettera, infatti, ha il solo valore d’informare chi di dovere.

Per il momento non ci sono cause messe in campo, né ingiunzioni di pagamento. Nulla che possa spingere cooperative e inquilini a sborsare soldi nell’immediato. Ma il punto rimane. E il Municipio tirerà dritto. C’è un bilancio da tenere in ordine. E la sentenza della Corte d’appello l’ha messo in discussione. Perché è vero, per il momento le casse dell’ente sono solide. Ma lo spettro di una voragine di quelle proporzioni non può esser tollerato a lungo. Intanto il 15 di questo mese è previsto un ulteriore incontro tra l’amministrazione e le sorelle Cavalli. Obiettivo limarne le (legittime) pretese.

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