Il dolore
Casa a Prata e mensa a Follonica, la protesta
Pensionato rifiuta l’alloggio popolare: «Non c’è il gas, voglio stare a Massa vicino a mia figlia»
MASSA MARITTIMA. Ha combattuto molte battaglie in vita sua. Alcune le ha vinta, altre no. In alcune aveva le sue buone ragioni, in altre (secondo la giustizia) no. Una vita movimentata quella di un pensionato di Massa spesso messa a dura prova, ma senza mai abbandonare la voglia di combattere. È successo anche ieri mattina, quando il 79enne è stato convocato negli uffici del Comune per comunicargli che finalmente gli avevano trovato una casa popolare a fronte di una richiesta datata anni fa. «Io non firmo proprio nulla» ha risposto il pensionato all’impiegato, dato che la soluzione offerta andava a creare un’altra costellazione di problemi. L’abitazione individuata dai servizi sociali infatti è a Prata, un borgo poco agevole per chi tira avanti con 300 euro di pensione al mese e ogni giorno raggiunge la mensa della Caritas a Follonica per poter mangiare. «Se togliamo le spese per la casa (dove non c’è neanche il gas altrimenti cucinavo lì), quelli per il viaggio fino a Follonica e tutto il resto, a fine mese rimangono con dieci euro». Davvero pochi, ma non per lui. «Io chiedo solo una casa a Massa Marittima per poter stare vicino a mia figlia e poterle dare quel che posso. Ma non dieci euro». A questo punto vale la pena ricostruire la storia dell’uomo, per capire il suo disagio. Intorno al 2011, il suo nome finisce agli onori delle cronache massetane perché insieme alla moglie (oggi ex) e alla figlia è stato sfrattato da casa prima e sistemazioni di fortuna poi, per tutta la famiglia. Un disagio portato anche in consiglio comunale e addirittura all’attenzione del ministero dell’Interno. La situazione riuscì così a stabilizzarsi, fino al giugno 2013, quando è precipitata completamente. Prima la moglie, con cui inizia la fase di separazione, lo denuncia e poi i carabinieri gli trovano in casa un arsenale che l’uomo proverà a spiegare dicendo che è una collezione: tesi che non convince il giudice, che lo condanna a un anno di reclusione. Lui lo sconta tutto: prima nel carcere di Grosseto, poi in quello di Massa e infine con i domiciliari a Follonica, grazie a un’altra sistemazione di fortuna data da un amico che gli mette a disposizione un camper. Battaglie, appunto. Ma mai arreso. Oggi il massetano ha 79 anni e sta cercando il modo di tornare ad abitare nella sua città natale, anche se la strada sembra ancora in salita. Prima infatti ci si è messa la comunicazione del tribunale, quella che sancisce l’imminente scadenza della sua condanna, in cui è stato sbagliato l’indirizzo di residenza, fissandolo a Follonica anziché Massa. «Per questo motivo mi hanno detto che non potevo ottenere una casa popolare in città» spiega. Poi, arrivata la rettifica, l’ostacolo rappresentato dal fatto che non ci sono abitazioni massetane disponibili. C’è solo quella a Prata. «Ma in questo modo non posso dare nulla a mia figlia - continua - E l’unica cosa che m’interessa è poterle dare una mano».
Alfredo Faetti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
