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Tutta la bellezza dell’Amiata Questo è l’oro della Toscana

Tutta la bellezza dell’Amiata Questo è l’oro della Toscana

GROSSETO. Qual è l’oro della Toscana? Qual è la ricchezza della terra di Amiata e Maremma? Mentre multinazionali di ogni specie e business continuano a richiedere permessi per perforare il suolo alla...

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GROSSETO. Qual è l’oro della Toscana? Qual è la ricchezza della terra di Amiata e Maremma? Mentre multinazionali di ogni specie e business continuano a richiedere permessi per perforare il suolo alla ricerca di metalli o vapori, Luigi Faccini e Maria Piperno scavano alla ricerca della risorsa più autentica e resistente: la bellezza magnetica di un territorio, l’Amiata appunto, che attrae in numero sempre maggiore nuovi abitanti, “forestieri” che abbandonano le loro città del Nord Italia e del Nord Europa per venire quaggiù a realizzare un’inedita “vita bella”.

“C’è oro in Toscana” è il titolo del film documentario realizzato proprio da Faccini (regista) e Piperno, accolto con lodi emozionate dalla critica e ora proposto in provincia di Grosseto (e non solo) con un tour che parte stasera dal Cinema Olympia di Acquapendente (Viterbo), per poi fare tappa giovedì 9 a Pitigliano, (Cinema Teatro Salvini), martedì 14 a Manciano (Nuovo Cinema Moderno) e giovedì 16 aprile a Castel del Piano (Cinema Teatro Amiatino). Sempre alle 21 e sempre a ingresso gratuito.

“C’è oro in Toscana”, si legge nella presentazione, «è un film d’amore. Amore per un territorio, quello amiatino, per la sua storia, anche quella più brutale e sanguinosa, per le sue bellezze naturali e architettoniche, per la sua gente. Un film leggero e divertito che fa dell’empatia il suo cardine narrativo. La gente che fugge dalle città e che in questo territorio inventa nuove forme di vita incontra autoctoni tenaci e orgogliosi. Una nuova comunità è possibile. Ma da dove e da chi cominciare per costruirla?»

Quarto docufilm della serie maremmana iniziata con “L’Amiata è anche un fiume” (1983), proseguita con “Canto per il sangue dimenticato” (1997), sulla strage della Niccioleta e “Il pane della memoria” (2008), sulla comunità ebraica di Pitigliano, “C’è oro in Toscana” ha visto impegnati gli autori nelle riprese fin dall’estate del 2012 nei territori amiatini e lungo la valle della Fiora, dal Monte Labbro alla piana pitiglianese, da Abbadia San Salvatore alla Val di Paglia. «Un habitat vasto, di bellezza unica» nel quale _ scrive Faccini _ Marina Piperno e io crediamo che si stiano creando le condizioni materiali per la nascita di una nuova comunità, più aperta e dinamica, nella quale gli autoctoni e i foresti diventino una forza piuttosto che la conferma delle debolezze rispettive».

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