Il Tirreno

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Sorpresi a pescare di frodo le anguille

Pierluigi Sposato
Sorpresi a pescare di frodo le anguille

Il Nucleo operativo zoofilo maremmano ha multato quattro uomini e sequestrato le attrezzature

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GROSSETO. Bisogna che il tempo sia nuvoloso e che minacci pioggia sulle acque torbide. Bisogna che sia notte e che l'oscurità copra i movimenti. Quando queste due condizioni si verificano, le guardie zoofile si mobilitano: ed è praticamente certo che i pescatori di frodo cadano tra le loro braccia.

E' accaduto più volte nelle ultime settimane. E i bracconieri non vengono nemmeno scoraggiati dai sequestri: ogni volta si presentano con la mazzacchera nuova, la rete a ombrello rovesciato, trappola mortale per le anguille. Sembra un telefilm a puntate, una fiction settimanale, e invece è la realtà vera di quanto accade alla Diaccia Botrona, zona protetta, a prescindere dall'avvicinarsi del periodo delle festività, quando l'anguilla farebbe pure la sua bella figura su una tavola imbandita. Lo sanno bene le guardie del Nucleo operativo zoofilo maremmano, gruppo riconosciuto dalla Prefettura e nato all'interno dell'associazione venatoria Libera Caccia, in attività da tre anni, che l'altro giorno hanno avuto buon fiuto e si sono presentate all'appuntamento - non scritto, ma praticamente certo - con i pescatori di frodo. Sempre loro, quattro persone della provincia di Napoli che periodicamente salgono in Maremma. L'ultima volta le guardie sono intervenute in modo talmente tempestivo che hanno potuto rimettere in acqua le anguille. Ma in passato il bottino si è aggirato tra i 5 e i 7 chili. A ciascuno di loro, sanzione amministrativa di 620 euro per pesca di frodo. E sequestro - sempre amministrativo - delle attrezzature.

Ma ai quattro campani la multa deve importare poco se ogni volta tornano dalle parti di Castiglione della Pescaia con il nuovo armamentario. La mazzacchera altro non è che un ombrello rovesciato (meglio di quelli robusti, da campagna), in cui la tela è stata rimossa e sostituita da una rete a maglie strette. I pescatori di frodo usano un bastone di bambù - ma può essere anche un banalissimo manico di scopa - alla cui estremità legano il manico dell'ombrello. Poi avvolgono un mucchietto di vermi particolarmente saporiti, meglio se da terreni concimati: è un'esca irresistibile. Immergono l'ombrello e, senza far ricorso ad ami, attendono che l'anguilla serri le fauci intorno al boccone: poi tirano su il tutto e fanno festa.

A meno che non ci siano le guardie. Perché nella Diaccia la pesca è vietata. Non sono invece vietati i controlli delle guardie del Nucleo, venti componenti del gruppo anzi riconosciuto dalla Provincia con apposita determina, incaricato della vigilanza nelle zone protette dell'amministrazione. Il Nucleo, che può operare come polizia giudiziaria solo in casi di maltrattamenti di animali, si muove di concerto con la polizia provinciale e, talvolta, anche con i carabinieri, cui vengono dati i preavvisi delle operazioni da svolgere.

 

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