Il Tirreno

Grosseto

Rapinate e minacciate con il coltello

di Alfredo Faetti

Madre, figlia e nipote ventenne sotto il tiro di un ragazzo incappucciato: ha strappato la collana dal collo dell’anziana

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BAGNO DI GAVORRANO. La madre ha ancora il segno rosso della violenza sulla pelle. Le gira attorno al collo, nello stesso punto dove da anni teneva la catena d’oro con l’immagine di un’altra sua figlia, purtroppo deceduta. «Il valore di quella catena, per me, era inestimabile» dice Marisa Luti. Parla ovviamente d’affetto, mentre il valore che andavano cercando i rapinatori che l’hanno aggredita era un altro. «Alla fine si sono portati via solo quella, ma la paura rimane» continua la signora, 78 anni residente a Bagno di Gavorrano da tutta una vita. Vive insieme alla figlia, che di anni ne ha 60, Nicla Aramini. Entrambe vedove. «Ora proviamo a riderci, a sdrammatizzare» dice quest’ultima. Provano a esorcizzare l’incubo che per pochi minuti è entrato in casa la sera prima. Un incubo dai volti coperti, con un coltello e un sacco di brutte intenzioni. «Uno di loro era un ragazzo, non avrà avuto diciott’anni» spiega la figlia. «Parlava perfettamente italiano e mi urlava: “zitta o ti ammazzo”». Tutto questo avviene in una delle villette lungo via Guido Rossa, il lungo rettilineo alle porte di Bagno. Sono le 20.30 di giovedì, ora in cui la strada è particolarmente trafficata sia dalle auto che raggiungono il paese sia da persone a spasso con i cani. Ma soprattutto, quella è l’ora in cui generalmente rientra dal suo lavoro da Riotorto il figlio più grande di Nicla. È per questo che quando sente dei passi salire sulle scale che dal cancello portano alla casa, si dirige sicura verso la porta. In quel momento, in casa, ci sono Marisa, Nicla e il suo secondo genito, un ragazzo di vent’anni. «Ho aperto la porta pensando che fosse mio figlio, invece ho visto un ragazzo incappucciato che stava salendo le scale» racconta. Una figura che l’ha lasciata spiazzata, nascosta nel cappuccio della felpa e dietro alla sciarpa tirata su fino al naso. «Shhh, zitta» le ha detto questo strano ragazzo, continuando a salire. Ma il tono non era minaccioso e data anche la corporatura giovanile Nicla ha preso quella strana situazione per uno scherzo, magari diretto a suo figlio più piccolo. «Ma chi sei? Che vuoi?» gli ha chiesto la donna, senza preoccuparsi più di tanto. Poi è bastato un attimo. Un attimo per assalirla, entrare in casa con la forza e gettare la sessantenne sul divano, cercando di metterle una cordicina verde attorno al collo. «Zitta, stai zitta o ti strozzo» le ha detto ora sì cattivo il rapinatore, sperando di far tacere le urla di Nicla. Le stesse che hanno portato nel salotto la madre Marisa, subito aggredita dal secondo rapinatore. Questo non ha detto nulla: si è limitato a prendere l’anziana per la testa, piegarla in avanti e strapparle la catena d’oro che portava al collo. «Zitte o vi ammazziamo» continua il più giovane, parlando in un italiano corretto senza un particolare accento. Le due donne però continuano a gridare e a quel punto il figlio ventenne di Nicla, che era in camera sua, entra nella stanza per capire cos’era quel trambusto. I rapinatori lo vedono e tirano fuori il coltello per minacciarlo, ma il ragazzo sembra si avvicini ad un grosso vaso che ha accanto e i criminali s’impauriscono dandosi alla fuga: lasciano le vittime, saltano su un lampioncino per scavalcare al volo la recinzione e spariscono. «Non saranno stati più di cinque minuti» dice Marisa. I protagonisti daranno la stessa versione ai carabinieri poco dopo, che già stavano indagando su un altro furto avvenuto nel pomeriggio. «Il coltello, mia madre che soffre di cuore – racconta Nicla – Ho avuto davvero molta paura». I carabinieri hanno chiesto più volte a Marisa se voleva recarsi al pronto soccorso per farsi vistare. «Io ho risposto di no – dice Marisa - Che stavo bene e che volevo tornare a casa mia».

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