Il Tirreno

Grosseto

Così Irene salva l’agnellina dal macello

Alfredo Faetti
Così Irene salva l’agnellina dal macello

La giovane donna: «Ero stufa di firmare petizioni». Ha acquistato la cucciola che diventerà pecora da latte

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA MARITTIMA. Irene si era stancata di firmare ogni anno petizioni che alla fine non portano a niente. «Questa volta ho deciso di fare qualcosa di concreto» dice. Così è andata direttamente alla fonte, là dove la questione nasce poco prima di morire. E ad aspettarla, tra centinaia di propri simili, c’era Beniamina, una piccola con gli occhi contornati da una sfumatura marrone, così come le orecchie. È stato amore a prima vista, a quanto sembra.

«Era sola in una angolo, impaurita» continua la giovane. Irene Tassoni è di Massa Marittima e ha una grande passione per gli animali; e Beniamina è l’agnello che ha adottato per salvarlo dalle imbandite tavole pasquali. «Era destinato al macello – racconta la benefattrice – Ora invece diventerà una pecora da latte».

Come per il Natale, anche la Pasqua ha le sue storie fatte di piccoli gesti. Questa inizia alcuni giorni fa, quando Irene decide di rompere la sua tradizione personale per romperne un’altra. «Ogni anno firmo petizioni per dire “no” agli agnelli macellati per le feste pasquali. Quest’anno però ho detto basta». Convinta che la sua firma non riuscisse poi a salvare delle vite, la massetana ha deciso di fare qualcosa in prima persona per togliere almeno un cucciolo dalle cucine maremmane. «A casa mia si è sempre mangiato carne, anche a Pasqua, ma mai l’agnello» racconta Irene. Lei è vegetariana, ma è una sua filosofia personale. Il compagno, per intenderci, magia tranquillamente la carne. «Non ho nessun problema con chi mangia la carne, ma sono contraria a mangiare i cuccioli. Sono come i bambini». Da qui le petizioni prima e il mettersi in azione poi.

La ricerca del piccolo da salvare prima di Pasqua inizia un po’ di tempo fa. «Attraverso una mia amica che gestisce un agriturismo, ho iniziato a contattare gli allevamenti per trovarne uno che mi poteva vendere un agnello». Ma non è stata semplice: i primi allevatori contattati hanno a disposizione piccole greggi e non possono fare a meno di un agnello. Senza contare, poi, che i cuccioli di pecora non vengono venduti da soli: devono sempre rimanere in compagnia. Poi, l’idea: contattare l’azienda Tanda di Monterotondo Marittimo, che ha un migliaio di capi in tutto. E qua la sua richiesta viene accettata. «Sono andata in azienda insieme a mio padre per scegliere l’agnello da adottare – continua Irene – Ma non è stato semplice». Un po’ come succede nei canili, quando si è costretti a scegliere tra tanto piccoli e dolci musi. Arrivata alla stalla, poi, la benefattrice si è guardata intorno in questa nuvole di lana bianca che non smetteva di fermarsi. «Non sapevo quale scegliere, poi ne ho visto uno in un angolo, da solo e impaurito». Aveva sfumature marroni attorno agli occhi e sulle orecchie, unite a uno sguardo languido. Era Beniamina: il nome è stato scelto istintivamente sul momento. Irene ha preso la piccola in collo ed è stato amore a prima vista. L’ha pagato a peso, con gli stessi metodi e costi che avrebbe un macellaio, l’ha stretta forte e l’ha lasciata lì.

«Certo, non possiamo tenere una pecora in giardino» spiega. La grazia per Beniamina infatti si concretizza nel colore dell’anello che porterà all’orecchio: dal blu, che porta dritto al macello, al rosso, che la farà diventare una pecora da latte. «Tornerò a trovarla: abbiamo lasciato anche un altro anello per poterla riconoscere quando sarà grande» dice la massetana. «Tra l’altro, sono già diverse le persone a cui è piaciuta la nostra idea e che pensano di riproporla al più presto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa