Il dolore
Rta, un rebus per 800 alloggi
Nella struttura Il Castiglione, dopo la confisca e il passaggio al Comune gli ex acquirenti si mobilitano: parla il sindaco Bonifazi
GROSSETO. Alt. Per il momento non c'è nulla da fare. Il sindaco Emilio Bonifazi spegne tutte le speranze di chi pensava di poter rientrare in qualche modo in possesso dell'appartamento che aveva comprato alla Rta Il Castiglione (residenza turistico alberghiera), finita sotto sequestro, oggetto del processo finalmente concluso in Cassazione, un immobile confiscato e diventato di proprietà del Comune.
Almeno per ora: «Almeno fino a che il quadro normativo rimarrà così», spiega Bonifazi. Impossibile ogni soluzione? «Con una nuova legge regionale, con un nuovo piano territoriale - dice il sindaco parlando anche da presidente della Provincia - le cose potrebbero migliorare. Ma con la disciplina attuale non è percorribile la strada della riassegnazione. Lì è possibile solo riaprire una Rta».
Bonifazi tiene a precisare che il caso de Il Castiglione è il caso anche di 800 unità abitative, tra Rta e Cav, che dal 2000 hanno beneficiato delle agevolazioni di legge sul territorio di Grosseto. Un boom che ha portato con sé benefici e abusi. «Per il Comune anche un problema perché non tutti avevano inteso realizzare una struttura alberghiera quanto ricavare un alloggio privato». Quando due anni fa il Comune aveva deciso di promuovere la conversione di queste residenze in alloggi di civile abitazione per una percentuale del 30 per cento («pensando anche al Castiglione») c'è stato da fare i conti con il Piano territoriale di coordinamento della Provincia: «E' quella parte che distingue tra Rta e Cav negli abitati e nel territorio aperto. E il Castiglione è nel territorio aperto e lì, per le prescrizioni del Piano, la trasformazione non si può fare: è ammessa solo nel centro urbano. Un caso andato a buon fine? Quello dell'ex hotel Mediterraneo». Il Comune è stato "obbligato" a togliere quel 30% dagli immobili del territorio aperto per effetto di quanto scaturito dalla Commissione paritetica regionale: «E il consiglio comunale poco tempo fa ha dovuto adeguarsi». Sì solo al 30% nei centro urbani.
La vicenda giudiziaria è morta e sepolta. Anche per l'ipotesi di truffa, per la quale il pm Maria Navarro ha chiesto l'archiviazione. Il processo in Corte di appello (che aveva assolto con formula piena l'ultimo imputato) aveva riconosciuto le spese alle parti civili interessate. Finito in Cassazione, il fascicolo era poi tornato a Firenze che recentemente ha accolto l'osservazione e ha tolto la liquidazione delle spese. La sentenza prevede la confisca: dunque l'immobile è di proprietà del Comune.
Il Comune pensa di poterci intervenire, come chiede chi aveva a suo tempo acquistato lì un appartamento credendo di poterlo destinare ad abitazione?
«Devo essere chiaro - mette le mani avanti Bonifazi - L'amministrazione non è nelle condizioni, e forse non lo sarà in un futuro prossimo, di risolvere la questione lamentata. Anche se gli ex compratori fossero disponibili a terminare la struttura in proprio, dovrebbero essere eliminate le agevolazioni fiscali all'epoca concesse e i proprietari dovrebbero pagare gli oneri delle normali abitazioni». E lì non è possibile fare altro se non una Rta: «Lì c'era una serra, andava fatta un'operazione diversa… Le cose potrebbero cambiare con una nuova normativa. Ma la sanatoria andrebbe comunque fatta dentro questi strumenti di pianificazione che riguardano anche gli altri enti interessati». E Bonifazi dice di avere le mani legate nonostante che sia anche presidente della Provincia, e dunque abbia gran parte delle competenze in materia, perché è la Regione a sovrintendere alla questione.
Ma il Comune pensa di vendere quell'immobile?
Il sindaco invita alla prudenza, e non solo per non creare illusioni o delusioni: «Bisogna vedere. Dovrebbe avere la stessa destinazione. Ma chi ci assicura che un privato voglia investire in una Rta lì, oggi? Quanto potrebbe rendere? Chi vorrebbe imbarcarsi in una impresa del genere. A Principina Mare c'è una struttura che ha lamentato di essere in passivo e che ha impugnato il Ptc e il Regolamento urbanistico pur di poter fare le modifiche in appartamenti come concesso alle strutture alberghiere con i miglioramenti del 30 per cento».
Al Comune spetta comunque la manutenzione del Castiglione…
«Noi non lo abbiamo ancora. Non è stato ancora perfezionato il passaggio di proprietà. Una volta perfezionato, al Comune spetterebbe chiaramente anche l'obbligo di terminare la struttura, che è in parte degradata dai tempi del sequestro, e di metterla in sicurezza».
Si può prevedere comunque un utilizzo da parte del Comune? Un modo per destinarlo a persone che hanno bisogno?
«Si potrebbe. Ma solo per finalità sociali più generali. E in questo ambito non sono certamente ricomprese le persone che all'epoca avevano acquistato gli alloggi».
Nessun tipo di speranza?
«Una soluzione potrebbe essere quella di destinare il Castiglione ad alloggi di edilizia popolare, qualora l'Epg dovesse trovare il modo di intervenire. Ma anche in questo caso gli ex acquirenti non avrebbero molte chance perché per andare a vivere dentro quegli appartamenti ci sarebbe bisogno di rispettare le graduatorie. E purtroppo le nostre graduatorie sono affollatissime».
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