Sicurezza
L’Ance dichiara guerra alla procedura per gli appalti
Il sistema Start nel mirino: «Poche chance per le imprese locali, va cambiato tutto Ci sono disparità di applicazione tra enti dell’alta Toscana e quelli maremmani»
GROSSETO. Il rilancio delle imprese edili è stroncato da procedure d’appalto assurde. Eccola l’accusa di Ance e sindacati. Una volta tanto non ci sono parti sociali da un lato e datori di lavoro dall’altro: si viaggia tutti assieme. Tutti con l’obiettivo di demolire il Sistema telematico acquisti regionale della Toscana, una strada adottata da molti enti pubblici della Maremma.
Proseguendo in questa direzione, a parere di sindacati e imprenditori, il comparto edile nostrano rischia d’uscirne con le ossa rotte. Il nodo è sulle procedure negoziate sotto la soglia del milione di euro. L’iter prevede siano prese in considerazione solo ditte che manifestano interesse. Tra queste vengono sorteggiate almeno 10 imprese destinate a confrontarsi in fase finale sulla base dei ribassi. «Un metodo che – spiegano dall'Ance - comporta una bassissima percentuale d’estrazione a favore delle imprese locali». Realtà che, nonostante esperienza, qualificazione e capacità, a volte non possono neppure competere. Una legnata che fa imbufalire i vertici dell’associazione presieduta da Andrea Brizzi. «È assurdo – attacca il numero uno Ance – che sui pochi lavori offerti dal mercato le imprese del territorio siano penalizzate. Questo non lo accettiamo».
Mentre il vice presidente dell’associazione, Rossano Massai, ricorda che «è anche stato abolito l’obbligo del sopralluogo: per partecipare a una gara basta premere un tasto. Inoltre, esiste disparità tra enti dell’alta Toscana (dove Start non è la prassi) e la nostra zona». Massai dà una dimensione di cosa significhi affidarsi alle estrazioni: «su 90 gare cui ha partecipato la mia azienda, solo 15 volte siamo stati pescati per far parte del gruppo dei finalisti». Il pensiero va alle ingenti somme promesse da Firenze e Roma per prevenire dissesto idrogeologico e ristrutturare le scuole. Milioni di euro che rischiano d’essere acciuffati da aziende con sede a centinaia di chilometri dalla Maremma. «Sarebbe una beffa se la gran parte di quei denari – dice il direttore Ance, Mauro Carri – non finisse nel nostro indotto. Il rischio è di andare incontro a ulteriori cali di personale».
La richiesta dell’Ance, già rivolta nel giugno 2014 a sindaci, dirigenti e Provincia, è di eliminare la procedura Start. «Tutto nel rispetto dei princìpi di non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità di applicazione delle norme e trasparenza». L’Ance diffonde anche proposte: la selezione delle imprese ammissibili a gara dovrebbe basarsi su un’effettiva conoscenza del mercato di riferimento. Gli edili aprono anche alla «consultazione sul sito dell’Autorità nazionale anti corruzione tra le imprese in possesso d’idonea qualifica in relazione all’affidamento, con particolare riferimento (non esclusivo) alle aziende operanti in provincia». E all’analisi delle «esperienze contrattuali registrate dalle stazioni appaltanti nei confronti delle imprese richiedenti l’invito o da invitare, nonché l’idonea operatività delle aziende rispetto al luogo d’esecuzione dei lavori». Tutto sempre entro i princìpi di rotazione e trasparenza. Le sollecitazioni rivolte agli enti sono state spesso inascoltate. «Dimostrando insensibilità amministrativa e politica verso imprenditori e maestranze». Ecco perché l’Ance darà battaglia. E, se necessario, lo farà, in virtù della recente federazione con le associazioni parigrado di Siena e Arezzo, in tutta l’area vasta.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
