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Giannetti in libertà, i giudici non decidono

 Giannetti in libertà, i giudici non decidono

GROSSETO. Due ore di discussione e poi i giudici si sono riservati. È attesa nelle prossime ore la decisione del Tribunale della libertà di Roma, cui si sono rivolti i difensori di Aristide Giannetti,...

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GROSSETO. Due ore di discussione e poi i giudici si sono riservati. È attesa nelle prossime ore la decisione del Tribunale della libertà di Roma, cui si sono rivolti i difensori di Aristide Giannetti, della sorella Beatrice e del ragioniere Andrea Chiappelli, i tre grossetani presunti responsabili dell’evasione sulle accise per il gasolio proveniente dall’estero, finiti in carcere per ordine del gip di Roma nell’ambito dell’operazione “Sturm Oil”.

Ai giudici del riesame i difensori Alessandro Maria Leccie Oliviero De Carolis Villars hanno chiesto l’annullamento della misura cautelare e il ritorno in libertà. I legali sostengono che per l’ex presidente degli Industriali maremmani e per gli altri due indagati (in complesso 8 le misure eseguite, di cui 6 in carcere) non sia sussistente affatto il reato contestato, trattandosi di olio e non di gasolio; che non vi sia pericolo di fuga, dal momento che dal gennaio 2014 (quando la guardia di finanza aveva effettuato le operazioni principali) a oggi nessuno dei tre si è sottratto; e infine aggiungono che non vi possa essere il pericolo di reiterazione del reato proprio perché non vi è stato reato.

La Procura, ha insistito invece sulla necessità di mantenere le misure cautelari in atto, anche in considerazione della gravità dei fatti, dell’entità delle accise ritenute evase (15 milioni di euro, complessivamente per tutto il gruppo di indagati). Giannetti, insieme a Sebastiano Accaputo e Andrea Morroni, avrebbe acquistato gasolio nelle città tedesche di Burg Bei Magdeburg, Gorlitz e Wittemberg attraverso società che i tre avevano aperto all'estero.(p.s.)

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