Il Tirreno

Grosseto

Rientra nella villa dopo lo sfratto

Francesca Gori
Rientra nella villa dopo lo sfratto

Francesco Maria De Vito Piscicelli non demorde: «È della mia società». Sardagna indagato per minacce

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PORTO SANTO STEFANO. Lo sfratto sarebbe diventato esecutivo. O almeno così aveva scritto il giudice del tribunale di Grosseto, Claudia Frosini, che aveva dato ragione alla Spini Bianchi srl nella contesa societaria con la Luxury Fishing & Fly srl. Nomi di società che nascondono una storia complicata fatta di assetti e veleni che va avanti da anni. Almeno dal 2012, quando il conte Fabrizio Sardagna ha deciso di rientrare in possesso di quella villa che si erge appunto a Spini Bianchi e che si affaccia sull’Argentario. Nella villa, abita Francesco Maria De Vito Piscicelli. Il Piscicelli del terremoto dell’Aquila e lo stesso che è atterrato, qualche anno fa, sulla spiaggia di Ansedonia con il suo elicottero per accompagnare la madre anziana al ristorante.

Due giorni fa i carabinieri hanno accompagnato l’ufficiale giudiziario alla villa. L’ingegnere è uscito, ma ieri ha deciso di tornare all’Argentario. «Questa casa è mia - dice - non vedo dove altro dovrei andare. Sono tornato per accudire i miei animali e perché, ripeto, questa è casa mia».

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Una villa che è finita al centro di una vicenda giudiziaria fatta di incastri societari difficili da sciogliere. Occupata dalla Luxury Fishing & Fly di cui è socio, srl che ha acquisito le quote della Spini Bianchi srl e che ha un contratto di affitto iniziato nel 2011 e valido per 18 anni. Oltre tutto, all’interno vi sono mobili e altri beni.

Il nodo sta tutto in queste acquisizioni. «Basta fare una visura camerale - dice Piscicelli - per vedere che sono ancora amministratore unico della Spini Bianchi, proprietaria della villa». Considerazioni queste che vengono rispedite al mittente dall’avvocato Aldo Soldani che rappresenta Eugen Petrisor, amministratore della Spini Bianchi fino al gennaio scorso, e Fabrizio Sardagna Ferrari, amministratore della Stra fino allo stesso periodo. Dalle segnalazioni del legale sono partiti gli accertamenti che, documenti alla mano (sono per lo più le scritture contenute nel registro delle imprese), hanno indotto il giudice a ritenere non valide le nomine e quindi tutti gli atti conseguenti, compresi quelli relativi alla villa.

E infatti, il tribunale di Grosseto ha emesso l’ordinanza di sfratto. Ma Piscicelli ribatte con altre carte e con altri documenti. Come l’avviso di chiusura indagini della Procura di Grosseto, nel cui dispositivo ha riportato i nomi di Fabrizio Sardagna Ferrari, quello di Luis Annibal Pirroco, di Silvano Rizzieri e di Nicolae Calbeaza. Tutti indagati perché, secondo quanto denunciò Piscicelli, per far rientrare il conte Sardagna in possesso della villa avrebbero fatto trovare proiettili nella cassetta della posta di Piscicelli, avrebbero appiccato le fiamme per due volte al suo elicottero parcheggiato nel giardino della tenuta e lo avrebbero minacciato di morte. «E questo perché – dice l’ingegnere – ho rivendicato il diritto di restare a casa mia». Se il tribunale ha ordinato lo sfratto - e ieri Piscicelli è stato di nuovo denunciato da Sardagna e dal custode della villa - la Procura ora dovrà stabilire se sono stati davvero loro a minacciare l’ingegnere e a denunciarlo per possesso di cocaina, mettendo nel suo giardino una sostanza che nulla aveva a che vedere con la droga ma che reagiva nello stesso modo al narcotest.

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