Sicurezza
Lunedì panico, ieri speranza «L’antibiotico era introvabile»
PORTO SANTO STEFANO. A Porto Santo Stefano, il giorno dopo la notizia choc dello studente del Nautico colpito da meningite, la tensione sembra allentarsi e la paura sembra lasciare il posto alla...
PORTO SANTO STEFANO. A Porto Santo Stefano, il giorno dopo la notizia choc dello studente del Nautico colpito da meningite, la tensione sembra allentarsi e la paura sembra lasciare il posto alla speranza. Il poliambulatorio preso d’assalto da centinaia di persone lunedì, dopo che l’Asl aveva invitato chi avesse frequentato la discoteca di Terrarossa a fare la profilassi, ieri poco dopo le 18 era già chiuso. Nessuna fila, nessuno ad aspettare. Le persone vi passano davanti, parlano del più e del meno.
«Lunedì – dice Maria Rosa Caruana che si trova a passare di lì – c’era molta preoccupazione, diciamo panico. Oggi (ieri, ndc) sembra vada meglio. Io ho portato la mia nipotina in piscina e tutti non facevano che parlare del ragazzo colpito da meningite».
A passeggio con i suoi due bambini c’è anche una ragazza. Abita a Porto Santo Stefano ma, forse presa dalle faccende della sua casa e dai suoi impegni, non aveva sentito nemmeno la notizia. «Me lo ha detto mio marito – dice – io non sapevo nulla».
Michele Giovani ha un negozio. «Ieri non ero in paese – racconta – e quando sono arrivato, passando sul lungomare, ho visto una ressa davanti al poliambulatorio allora ho chiesto cosa stesse accadendo e mi hanno spiegato. Però oggi (ieri, ndc) mi sembra che la situazione sia più tranquilla».
Sulle panchine della passeggiata santostefanese i ragazzi parlano, scherzano, organizzano le prossime uscite, non sembrano preoccupati. Non hanno tanta voglia di parlare ma forse quando si è giovani la preoccupazione la si percepisce in maniera diversa.
Serenella e Debora non abitano all’Argentario. «Io l’ho saputo dal Tirreno – dice Serenella – perché a Orbetello la notizia non era arrivata in nessun altro modo e tutti erano tranquilli».
«Ci saranno state cento persone ieri (lunedì, ndc) al poliambulatorio. Alcune venivano mandate a casa perché non avevano nessun bisogno di fare la profilassi. Forse adesso, sapendo che il ragazzo sta un po’ meglio, la situazione si è tranquillizzata», dice Debora.
E la notizia che il ragazzo stia meglio l’hanno sentita anche Carlo Terramoccia e Carla Pignattelli che passeggiano sul lungomare. «Non appena si è saputo c’era molta preoccupazione – dicono – Noi stessi eravamo in pensiero per il nostro nipotino che frequenta la palestra ma poi ci hanno tranquillizzati». Carlo racconta anche di come in paese tutte le farmacie presto non avessero più nemmeno una scatola di Ciproxin, l’antibiotico consigliato in questo caso dall’Asl. «Chi lo voleva è dovuto andare in ospedale o al poliambulatorio».
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