Sicurezza
Liberalizzazioni: via libera dal Ministero
Parere favorevole al Comune sulle aperture per estetisti e parrucchieri. Le associazioni di categoria promettono battaglia
GROSSETO. Liberalizzazioni nel mondo artigiano: primo round al Comune. Il ministero per lo Sviluppo economico volta le spalle alle associazioni di categoria e si esprime a favore del Municipio. Esulta l’assessore Emanuel Cerciello (commercio): «Nostre scelte coerenti e fatte nel pieno diritto». Replicano Cna e Confartigianato: «Ancora tutto da vedere».
Si conclude così la prima parte del ricorso alla Presidenza della Repubblica avviato dalle associazioni di categoria in seguito alla decisione del Comune di revocare l’ordinanza 432 del 1994, quella che fissava regole precise per il settore artigiano e in particolare per i negozi di estetisti e parrucchieri. La liberalizzazione legata ai decreti Salva Italia (Berlusconi IV) e Cresci Italia (Monti) non si tocca. E vale anche per l’artigianato. Almeno questa la linea di principio fino a oggi emersa.
«Il parere del ministero – dice soddisfatto Cerciello – è chiaro: le richieste di Cna e Confartigianato sono infondate. Il ministero evidenza che le nostre decisioni rispondono ai princìpi di libera concorrenza e applicazione delle leggi europee e nazionali». Tanto che l’assessorato, sino a oggi, «non ha perso neppure un ricorso davanti a Tar, Consiglio di Stato, Presidenza della Repubblica» aggiunge.
«Vedremo se quella del Comune è stata o no una semplice politica dei muscoli» aveva punzecchiato nel luglio scorso il direttore Cna, Renzo Alessandri. Oggi Cerciello si toglie qualche sassolino dalle scarpe. «Abbiamo rispetto di tutti, ma questa è la dimostrazione che non abbiamo bisogno di fare gli arroganti. Le nostre scelte devono far rispettare le regole e salvaguardare le casse del Comune. Avessimo fatto il contrario avremmo esposto l’ente a eventuali ricorsi e richieste di risarcimenti. Anzi, mi meraviglio che le stesse associazioni, che dovrebbero fare da garanti verso tutti gli artigiani, abbiano posizioni vecchie rispetto alle norme europee. Con l’espressione del ministero viene sancito il diritto e il dovere che non è lo Stato a dover dire a un artigiano quando, dove e quanto stare aperto, ma è l’artigiano stesso a regolarsi. Questa si chiama libertà. Libera concorrenza tra le parti a vantaggio del cittadino».
Tutto finito? Non proprio. Le associazioni non mollano. Perso il primo round, affilano le armi in attesa del parere del Consiglio di Stato e della pronuncia definitiva della Presidenza della Repubblica.
«I nostri dubbi – spiega il direttore Confartigianato, Mauro Ciani – restano. Prendiamo atto di questa prima pronuncia che non conclude l’iter. Questo non significa che le motivazioni espresse fossero sbagliate. Riteniamo che l’indirizzo scelto, se confermato in fase finale, non potrà far altro che peggiorare le condizioni delle aziende per occupazione, qualità delle prestazioni e tenuta del sistema».
Tutto è in gioco anche per il direttore Cna, Renzo Alessandri. «Il parere del ministero chiede ulteriori memorie e rimanda al Consiglio di Stato. Infine toccherà alla Presidenza della Repubblica: ancora non è finita».
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