Sicurezza
Furti, ora la mobilitazione è contagiosa
Ladri in via Marche, i residenti si organizzano: cartelli nella strada e in poche ore riuniscono decine di persone infuriate
GROSSETO. Paura. Esasperazione. Rabbia. E una certezza: ora basta. Sono da poco trascorse le 19,30, la riunione improvvisata in via Marche, strada aggredita dalla furia dei topi d’appartamento (l'ultimo colpo lunedì notte), può avere inizio.
Tutto organizzato per dire no: no al terrore, no all’insicurezza, no alle notti trascorse nell’incubo furti. Una ventina le persone coinvolte in rappresentanza di altrettante famiglie. Altri passano, ascoltano quel che viene detto, annuiscono e scorrono oltre. Stanchi, delusi. A volte, chi subisce un furto, ha il capo chino.
Ma qui è diverso. Perché la violenza dell’intimo ha colpito tanti e troppe volte. Troppe volte per passare senza trovare più argine. Troppe volte per scorrere via nel silenzio portato con dignità sotto il cappotto. Qualcuno ha gli occhi lucidi. Altri trasudano rancore. Anziani e meno. Donne e uomini. Tutti uniti in quei sentimenti comuni.
Tutti conoscono bene quella mescolanza tra ansia e bisogno di protezione che assale chiunque prima di andare a dormire, mentre va in scena il rituale giro delle finestre di casa: giù gli avvolgibili, serrande ben chiuse. Ma non basta mai. Non è bastato al medico derubato proprio in quella stessa via la notte scorsa mentre dormiva. Ecco quindi che arrivano proposte, idee per alzare la testa. Per guardare oltre. Per dire che no, questa non è terra di nessuno. Grosseto vuole reagire. Tutto può partire da una piccola via a due passi tra centro e periferie.
«Diamo vita a un boicottaggio: loro non ci danno sicurezza, noi non paghiamo una parte di tasse». A parlare è Francesco, ma potrebbe essere chiunque dei presenti. Perché la rabbia è tale che il gruppo decide di organizzare una forma di vigilanza permanente privata. «Abbiamo _ prosegue Massimo Felicioni, in questo caso residente e non solo politico _ raccolto adesioni per fare preventivi con istituti di vigilanza. Soluzioni, fino a oggi, non sono arrivate. Purtroppo dobbiamo organizzarci di conseguenza. Chi ne vuol sapere di più, anche da altre zone della città, può rivolgersi a me».
Presidio, controlli. Ma non si tratta di ronde. Né tantomeno di vigilanza volontaria. Molti residenti di via Marche si organizzeranno investendo i propri risparmi. «Se la pubblica amministrazione in generale _ attacca Felicioni _ non riesce a risolvere il problema e il cittadino si ritrova a dover pagare di tasca credo sia naturale attendersi una rivalsa. Il problema non è solo locale, ma nazionale: non è possibile stare blindati nelle case, con figli e anziani, nel terrore di arrivare alla notte. Ripeto, questo è inaccettabile».
La riunione prosegue, le voci si accavallano. «Nel momento di paura posso anche difendermi in modo estremo», dice un uomo mettendo in guardia da possibili atti violenti. «Il fatto è anche psicologico: non solo non voglio che i ladri entrino in casa mia, dove dormono i miei figli. Non ho intenzione neppure di pensare che possano entrare», rilancia un altro dei presenti.
È del gruppo anche Fausto Turbanti, di Uniti per una Maremma migliore. Porta il sostegno e la forza di oltre 2.700 simpatizzanti del comitato. Sulla vigilanza privata è scettico, «perché la gente che non riesce ad arrivare a fine mese con i soldi deve frugarsi in tasca per difendersi?». Ma apre al boicottaggio delle imposte: «Potrebbe essere un metodo per far capire a che livello siamo».
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