Il Tirreno

Grosseto

Simone Cristicchi, la Memoria in scena

di Paola Villani
Simone Cristicchi in una scena di Magazzino 18
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Simone Cristicchi in una scena di Magazzino 18

Il cantautore romano al Teatro degli Industri con Magazzino 18, monologo sul dramma degli italiani in fuga da Istria e Dalmazia: "Uno spettacolo capace di choccare"

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GROSSETO. Simone Cristicchi porta a Grosseto la sua pagina di storia dimenticata: martedì 31 marzo alle 21 al Teatro degli Industri va in scena Magazzino 18.

Da dieci anni l’artista romano crea e stupisce: dischi, documentari, libri, teatro. Dal 2005 ad oggi sono talmente tanti i progetti presentati al pubblico che lo stesso Cristicchi ammette di non essersi mai fermato: «Dieci anni sicuramente intensi, la mia voglia di conoscere e sperimentare mi ha portato a fare molte esperienze diverse. In realtà mi sembra che siano molti più di dieci, gli anni trascorsi dal mio debutto».

Stavolta Cristicchi sotto i riflettori porta una pagina di storia italiana poco conosciuta, l’esodo dopo la seconda guerra mondiale di molti italiani da Istria, Fiume e dalla Dalmazia, diventati jugoslavi. Un racconto che, spiega l’artista, ha la capacità di choccare il pubblico.

Lo spettacolo è Magazzino 18, il protagonista è appunto Simone Cristicchi, che l’ha scritto assieme a Jan Bernas, per la regia di Antonio Calenda. Il titolo richiama un luogo della memoria particolarmente toccante, nel Porto Vecchio di Trieste: l'artista era impegnato in una ricerca sulla seconda guerra mondiale quando si è imbattuto in questo magazzino triestino rimanendone colpito a tal punto da volerne sapere di più.
«Ho studiato molto, mi sono informato, perché avevo voglia di approfondire, di capire questa pagina del passato del nostro Paese _ racconta Cristicchi _ Volevo comprendere che cosa si nascondeva dietro a quel luogo della memoria, a quegli oggetti».

Col trattato di pace del 1947 l’Italia perse vasti territori dell’Istria e della fascia costiera e quasi 300 mila persone preferirono andarsene per rimanere italiani. Ma in quei territori c’erano le loro radici, i loro ricordi: poche cose impacchettate di fretta e le case dove erano nati e cresciuti rimasero alle loro spalle. Difficile capire che sensazioni provassero, con quale animo presero una decisione così radicale. In quel magazzino triestino gli esuli lasciavano le loro proprietà in attesa di poterne rientrare in possesso in futuro. Da quei materassi, letti, stoviglie, fotografie, poveri giocattoli, Cristicchi inizia il suo racconto, entrando in vari personaggi protagonisti di quella pagina di storia.

«È un modo diverso di fare teatro, una rievocazione storica che non è però un manuale polveroso, ma uno spettacolo dove ci sono racconti, musiche, video», spiega l’artista. «Chi viene a vederlo rimane come choccato, scatta in lui spesso un senso di colpa per non aver conosciuto prima questa storia, per aver permesso che cadesse nell'oscurità».

È cresciuto Cristicchi, dal suo debutto. Ora è anche un attore grazie anche, ricorda, ad Alessandro Benvenuti che lo ha diretto in passato: in Magazzino 18 infatti l'artista interpreta dei personaggi non è solo un narratore.
La Maremma la definisce la sua seconda casa: si è sposato a Montemerano, ha collaborato con il Coro dei minatori di Santa Fiora, insomma martedì per lui sarà un ritorno e non un debutto. «E i maremmani conosceranno un’altra versione di Simone Cristicchi: il cantattore».

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