Il Tirreno

Grosseto

Per gli invisibili una strada che non c’è

di Sara Landi
Per gli invisibili una strada che non c’è

Tra i primi in Italia, il Comune di Grosseto crea via della Solidarietà, un indirizzo fittizio per dare domicilio ai senzatetto

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GROSSETO. Non cercatela sulla cartina e neanche su Google Maps perché non esiste, ma da qualche giorno Grosseto ha una via in più. Si chiama via della Solidarietà. Nell’ultima seduta la giunta comunale di Grosseto ha dato il via libera con la delibera 104 del 24 marzo all’istituzione di un indirizzo virtuale di cui possono fare richiesta i senza tetto e i senza fissa dimora. Grazie a questo provvedimento gli invisibili che per definizione non hanno un tetto potranno avere almeno un indirizzo virtuale di riferimento per tutti gli adempimenti dei servizi demografici e anagrafici.

«Finora era la Caritas a farsi carico di questa funzione – spiega l’assessore Luca Ceccarelli che ha portato in giunta la proposta – ma era importante dotarsi di questo indirizzo virtuale e fittizio che ha un importante valenza sociale e abbiamo pensato al nome di via della Solidarietà».

Avere un indirizzo per chi vive per strada significa infatti uscire dall’invisibilità e vedersi riconosciuti diritti e tutele, a cominciare dall’assistenza sanitaria. La delibera recepisce una nota dei servizi demografici del Comune di Grosseto del 15 marzo con cui veniva chiesta l’istituzione di questa via che non c’è.

«L’ufficio variazioni anagrafiche – si legge in un passaggio della delibera – richiede la denominazione di una via territorialmente non esistente ma conosciuta dall’ufficiale dell’anagrafe con un nome convenzionale (che nel caso di Grosseto sarà appunto via della Solidarietà, ndc), dove verranno iscritti con un numero progressivo dispari i senza tetto e i senza fissa dimora che eleggono domicilio nel comune e con numero pari eventuali casi particolari».

«È una soluzione puramente convenzionale – commenta Ceccarelli – Siccome è un atto che si adotta una volta per tutte abbiamo previsto questa distinzione convenzionale per tenere aperte tutte le possibilità che dovessero presentarsi anche in futuro».

L’indirizzo fittizio per clochard è previsto da una legge nazionale. Per Grosseto rappresenta una novità assoluta ma ci sono diversi altri precedenti negli ultimi anni nel nostro Paese. A Sarzana (La Spezia) una delibera simile è stata adottata già nel 2004: lì la via è stata denominata via Senza, in omaggio ai senza fissa dimora che virtualmente vi risiedono. A Palermo esiste (ma anche in questo caso solo virtualmente) via Ciro Lupo. È l’indirizzo dove dal 2010 abitano per l’anagrafe i barboni e i senza tetto del capoluogo siciliano: via Ciro Lupo è stata intitolata a un volontario di una comunità che ha dedicato tutta la sua vita alle persone che vivono per strada e ai margini.

Se volessimo cercare l’equivalente della grossetana via della Solidarietà a Roma dovremmo invece cercare via Modesta Valenti. Nella Capitale infatti questa via che non c’è e che ha diciannnove numeri civici, uno per ciascun municipio del Comune di Roma, porta il nome di un’anziana clochard morta alla stazione Termini nel 1983 e diventata un simbolo di tutti gli invisibili. Un simbolo tale che dall’anno scorso una lapide la ricorda al binario 1 di Roma Termini, il luogo dove è morta dopo una lunga agonia perché anche l’ambulanza ha rifiutato di soccorrerla visto che era troppo sporca. A Bari il burocratese ha invece avuto la meglio e senza troppa fantasia o poesia la via dei senza tetto si chiama semplicemente via Città di Bari.

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