Toscana
«Ho fatto la guerra, dammi i soldi» Si apre il processo per i macedoni
Secondo il giudice avevano messo in piedi una vera banda criminale con metodi mafiosi Uno degli imputati ha deciso di andare a dibattimento per ribadire la propria estraneità
FOLLONICA. Chi era rimasto in patria a combattere pensava di poter fare la parte del leone su chi invece, durante la guerra dei Balcani, aveva scelto di rifugiarsi in Italia. E il sistema per fare la voce grossa era quello di stampo mafioso: rapine, estorsioni, minacce ai familiari delle vittime. Tanto che molte di loro, avevano deciso di abbassare la testa. È quanto emerso dall'indagine dei carabinieri del norm di Massa Marittima, che lo scorso marzo hanno arrestato due uomini di spicco di una banda criminale macedone che da un po' di tempo faceva il bello e il cattivo tempo tra i connazionali che abitano nel golfo. Ora per Burham Fejzulovski, macedone di 38 anni, si aprono le porte del tribunale. L’uomo fu arrestato con Selam, Zemri e Bedri Xhaferi.
Il giudice per l’udienza preliminare Sergio Compagnucci lo ha rinviato a giudizio e il 6 maggio alle 9.30 si svolgerà l’udienza al tribunale di piazza Albegna. L’indagine dei carabinieri era infatti cominciata il 31 dicembre 2013, a seguito della denuncia sporta da due macedoni residenti a Cecina, rimasti vittima di un'estorsione e di una rapina a Follonica, il 26 e il 27 dicembre ad opera di un gruppo di 8 connazionali, 4 dei quali successivamente identificati dai carabinieri. Associazione a delinquere, estorsione e rapina. Sono questi i capi di imputazione formulati dal pm Leopizzi condotte anche attraverso intercettazioni che hanno fatto scoprire almeno altri due casi di estorsione. A subire le richieste intimidatorie erano sempre connazionali, in quella che è emersa come una vera e propria attività di taglieggiamento, caratterizzato dal metodo "mafioso" adottato dagli estorsori i quali, avendo combattuto le guerre balcaniche mentre i taglieggiati avevano preferito emigrare in Italia, ora rivendicavano il diritto ad ottenere da questi ultimi risarcimenti in denaro, quantificati in somme variabili dai 300 a 5mila euro. Intimidazioni che servivano a dare un segnale chiaro: il riconoscimento della leadership o quantomeno di un potere gerarchico, quasi di tipo feudale, da parte della banda follonichese su tutti gli altri connazionali che vivono e lavorano nel golfo. Figure di spicco del sodalizio, scoperto nel corso dell'operazione "Cassandra", dal soprannome del boss della banda, erano il fratello e il cugino. Estorsione, minaccia aggravata e rapina: sono questi i reati che il giudice ha contestato a Fejzulovsky (difeso dall’avvocato Riccardo Lottini), che dopo l’arresto fu messo ai domiciliari con il braccialetto elettronico, poi l’obbligo di firma. Ora non ha più misure cautelari: l’uomo ha deciso di andare al dibattimento proprio per raccontare al giudice la sua estraneità all’associazione. Boscaiolo prima, muratore per una società di Follonica che costruisce anche in altre province della Toscana. Fejzulovski in patria non aveva mai combattuto. Lo aveva fatto invece Selam Xhaferi, identificato dai carabinieri come il capo della banda. Il trentottenne che da anni vive nella città del golfo, non avrebbe quindi avuto bisogno di minacciare i suoi connazionali per farsi consegnare soldi. «Ha sempre lavorato - dice l’avvocato Riccardo Lottini - e ha sempre sostenuto di essersi trovato con quelle persone ma di non aver mai partecipato ai reati che poi gli sono stati contestati».
Fejzulovski insomma, nella banda capeggiata da “Cassandra”, avrebbe avuto un ruolo più defilato rispetto agli altri macedoni. Secondo il gip Marco Bilisari che aveva firmato l’ordinanza di arresto per il trentottenne, l’uomo era stato sempre presente durante le richieste di denaro, aveva fornito collaborazione mettendo a disposizione degli altri, a seconda dei casi, la sua utenza telefonica o la propria auto. E anche nelle intercettazioni, qualcosa i carabinieri avevano ascoltato. Ma certo non era lui il capo della banda. Ne faceva parte, però. Ma ha deciso di farsi processare, per fornire la sua versione.
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