Il Tirreno

Grosseto

L'insicurezza mobile, ora residenziale

Stefano Adami

Il commento: una volta il brigante colpiva i viandanti, oggi il mostro arriva in casa

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GROSSETO. La borsa o la vita: questa era, un tempo, l’alternativa. Il malintenzionato la proponeva così, su due piedi. E a piedi andava proposta, dato che in genere il brigante, il senza Dio, interpellava viandanti, mercanti, pellegrini. Il malintenzionato sapeva già la risposta alla domanda: chi poteva mettere al pari la borsa con la vita? L’insicurezza, allora, era un’insicurezza di passaggio, mobile, appiedata. Oggi, è un’insicurezza residenziale. Un’insicurezza di struttura. Un’insicurezza senza domande.

È l’insicurezza che emana dal mostro che viola la nostra casa, in città e in campagna, abusa delle stanze, penetra il salotto, stupra il corredo lasciatoci da mamma, salta sui letti nuziali, a capriole, fino a smollettarli. Il mostro, lo straniero, l’avversario, che si tuffa nei nostri scrigni, raccoglie a piene mani i gioielli boni di nonna, si mette i nostri anelli al naso, indossa l’intimo della nostra compagna (per portarlo via meglio).

Il mostro, il bubu sette, l’uomo nero, s’infila nelle nostre cantine, mozzica il prosciutto, si beve tutto il vino, rastrella i formaggi (altro che i topi). Lappa tutta la crema di tartufo. Ci schiaccia le uova di storione.

Tutto questo fa il mostro, lo zingaro, il rom _ si pensa _ perché gli è permesso, nell’indifferenza generale delle istituzioni, della politica. Perché c’è il furto di strada e il furto di laboratorio; quello fatto in tuta da furto e quello firmato. E allora il cittadino, oltre che insicuro, è anche irato, smarrito.

Che fare? Armarsi da soli, difendersi alla carta dall’aggressore? “Se potessi comprarmi una pistola”, dicono molti. Ahimé, la giustizia da asporto crea, in realtà, più problemi di quelli che crede di risolvere. Basta guardare i Paesi in cui c’è.

Si può sparare liberamente contro il cattivo che ci entra in casa, è vero. Ma se si centra in via definitiva? L’omicidio resta sempre con noi. E poi, quella pistola che ci gira fra la roba? Battiamo la macchina, e ci passa per la testa di sforacchiare il battitore. Il capo ci maltratta a lavoro, perché no, una rivoltellatina. Ci bocciano il figliolo a scuola: metti una pallottola nel professore.

Rischiamo di diventare brutti, sporchi e cattivi. L’unica, allora, forse, è cercare di affrontare il problema superando l’isolamento di massa, quello nell’aria che ogni giorno respiriamo.

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