Il Tirreno

Grosseto

Reddito operaio e 400.000 euro nel trolley

di Francesca Gori
Reddito operaio e 400.000 euro nel trolley

Aristide Giannetti non risponde alle domande del giudice. L’avvocato: «Linciaggio mediatico, sono persone perbene»

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GROSSETO. «Abbiamo già presentato istanza di riesame al tribunale di Roma, l’interrogatorio fissato oggi era solo pro forma. Per questo i miei clienti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere». L’avvocato Alessandro Maria Lecci esce dalla porta del carcere di via Saffi dopo nemmeno un’ora da quando aveva varcato la soglia d’ingresso. Dentro ad aspettarlo c’erano Aristide Giannetti, l’ex presidente dell’Unione industriale accusato di aver evaso 15 milioni di euro facendo arrivare in Italia gasolio “modificato” in modo tale da non dover pagare le accise e Andrea Chiappelli, il ragioniere e amministratore unico della Giannetti logistic system, la società finita al centro dell’inchiesta “Sturm Oil” della guardia di Finanza di Roma. Giannetti e Chiappelli quindi, non hanno risposto alle domande del gip Valeria Montesarchio, che ieri mattina è andata in carcere dove era fissato l’interrogatorio di Garanzia. Così come ha fatto anche Beatrice Giannetti, la sorella di Aristide, rinchiusa da martedì nel carcere di Rebibbia a Roma e anche lei difesa da Alessandro Maria Lecci.

«Gli indagati sono sereni e determinati a far emergere la verità su tutta questa vicenda - spiega ancora Lecci - L’ipotesi accusatoria verrà smontata pezzo per pezzo nelle sedi adeguate. Quello che più dispiace in questa fase è l’accanimento mediatico sui fratelli Giannetti e su Chiappelli. Prima di fare sommari processi sugli organi di stampa bisognerebbe aspettare le risposte della magistratura e soprattutto dovrebbe essere rispettata la dignità umana e professionale delle persone. D’altra parte l’accusa della Procura riguarda il traffico di gasolio, mentre l’ordinanza di arresta parla solo di olio tecnico e, inoltre, la società Giannetti Logistic System non c’entra assolutamente nulla con tutta questa storia».

L’avvocato Lecci aspetta ora una risposta dal tribunale del riesame di Roma, nella speranza che la misura cautelare venga attenuata.

Parole, quelle dell’avvocato, che si scontrano con le risultanze delle indagini della guardia di finanza che sono finite nell’ordinanza di arresto di Giannetti e altre sette persone, tutti indicate a vario titolo come facenti parte di un sodalizio criminale (a loro è stata contestata l’associazione a delinquere). I finanzieri che hanno lavorato all’inchiesta Oil Sturm hanno fatto le pulci non soltanto al tipo di carburante trasportato dalla Germania e dall’Austria in Italia che sarebbe stato fatto passare per olio energetico. Ma anche ai conti delle società che avrebbero fatto parte di questo traffico transnazionale, fino a quelli personali di Aristide Giannetti. Quando l’imprenditore, nel settembre del 2013, è stato fermato a Roma Termini, aveva con sé quasi 400.000 euro di contanti ed era pronto a salire su un volo per Berlino. Per ottenere il dissequestro di quella cifra, l’ex presidente degli industriali aveva presentato una situazione finanziaria personale ben solida, ma era stata l’Anagrafe tributaria a “ridimensionare” le capacità economiche di Giannetti, che in cinque anni avrebbe percepito redditi lordi per 223.779 euro. Contanti, quelli trovati nel trolley di Giannetti e suddivisi in cinque buste, che sarebbero stati pagati dai clienti che acquistavano il carburante in nero in Italia.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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